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info : Manuela

E’ passata da poco la mezzanotte, mi sembra di essere in viaggio da un secolo. Il tempo mi si dilata  sempre nei primi momenti dopo la partenza. La colpa è della tensione che mi prende quando devo affrontare l’ignoto e gli inevitabili imprevisti che possono sempre capitare in un paese diverso sia per stile di vita che per cultura e clima. Forse è anche perché questo viaggio non è solo conoscere gente nuova con cui condividere i prossimi venticinque giorni, non è solo rilassarsi e godere di una natura incontaminata, ma sarà anche scontrarsi con la realtà di povertà se non addirittura di miseria di un paese del terzo mondo.La prima tratta del viaggio Roma-Cairo è fatta, ma ci aspettano altri voli ed altri scali: la solita brutta abitudine dell’agenzia viaggio che abbiamo scelto ...vogliono spacciare per avventura a tutti i costi un risparmio per le loro tasche.Eccoci in Sudan stravolti dopo aver dormito tre ore in tutto. Sono le 7 di mattina ed il nostro volo per Nairobi delle 8 è stato cancellato, verremo trasferiti in un albergo di Khartoum (a spese della compagnia aerea) che se sarà come è l’aeroporto....mi viene da ridere. Il sogno di vacanza in questo momento mi sembra più un incubo. Ho piedi e mani che mi fanno male da tanto sono gonfi, c’è un caldo soffocante malgrado me ne stia sotto a dei rumorosi ventilatori. Sono seduta da quattro ore sulla borsa rigida della macchina fotografica chiusa tra scatoloni ed enormi valigie in compagnia di bellissimi bambini in lacrime come pure bellissime sono le loro mamme. Si ha la sensazione che siano emigranti che ritornano dopo un anno, o forse più, di lavoro all’estero e che si portano a casa tutto quello che sono riusciti a comprare: dal frullatore alla macchina piccola per bambini In albergo abbiamo mangiato pollo arrosto e riso bollito e bevuto coca-cola  perché da queste parti l’acqua è più pregiata del vino. Ho dormito tutto il pomeriggio ed ora dobbiamo riprendere il cammino. Alle due di questa notte ci sarà il volo per Nairobi, nel frattempo abbiamo scoperto che il volo ci era stato cancellato perché l’aereo serviva per i pellegrini diretti alla Mecca.

Dopo due giorni eccoci in Kenya finalmente! E’ nuvoloso e ci sembra quasi freddo a confronto del caldo che abbiamo dovuto sopportare...ma non è ancora finita: dopo il controllo dei biglietti aerei ci ritroviamo con i passaporti sequestrati con l’accusa di aver rubato i biglietti !!! Non agitiamoci sono solo le tre del pomeriggio, non abbiamo ancora pranzato, abbiamo perso di nuovo l’aereo, siamo nel comando di polizia e dobbiamo chiarire in inglese che abbiamo pagato regolarmente quei maledetti biglietti.Tre ore di interrogatori, un pranzo alle ore 20 che era anche la cena, una notte sdraiati per terra dentro un sacco a pelo in un angolo tranquillo dell’aeroporto. Mi sento una “barbona”, ma nonostante tutto non ho perso la voglia di ridere alle battute stupide dei miei compagni di viaggio.L’ambasciatore (che non ha offerto nulla, nemmeno un cioccolatino) in contatto con Roma ha confermato la regolarità dei biglietti, ma sfortuna vuole che fino a Venerdì non ci siano più voli per il Madagascar ed oggi è solo Mercoledì.A spese della compagnia aerea vivremo gratis i prossimi giorni con incluso safari al parco Amboseli; siamo sempre più conviti che la storia dei biglietti rubati è stata tutta una manovra per coprire un over booking. Gradiamo tutto quanto viene offerto dalla Compagnia aerea, ma il tempo perduto non ritorna più....

Siamo alla meta e dopo sette giorni finalmente ho qualcosa da raccontare del Madagascar. Mi ha fatto un po’ effetto vedere nelle persone tratti somatici asiatici ma la pelle color cioccolato anche se non molto scuro per la verità. 

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Questa grande isola (la quarta del mondo) di forma allungata è separata dal continente africano dal canale di Mozambico; nonostante si trovi a poche centinaia di chilometri dall’Africa qui mancano in assoluto quasi tutti i suoi grossi mammiferi mentre molti uccelli, rettili e roditori  specifici dell’isola, sono piuttosto diffusi nel continente asiatico.E’ mattina presto, ma non voglio perdere l’occasione di visitare la “zoma”, il famoso mercato della capitale Antananarivo. 

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Tutti i mercati dei paesi della fascia tropicale si assomigliano per certi aspetti: i banchi di legno con la frutta e la verdura disposta in piramidi ordinate, i mille colori e profumi. 

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Si vende un po’ di tutto tante e tante cose tutte fatte di paglia: cappelli, cesti , borsette e borsellini e contenitori vari. Tanti fiori e spezie come i chiodi di garofano il pepe la cannella e la più importante cioè la vaniglia di cui l’isola fornisce la maggior parte della produzione mondiale. 

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Non si può resistere si deve comperare qualcosa. Dopo aver dedicato tutta la mattina al mercato decidiamo di comune accordo di visitare il giardino botanico e lo zoo dove sono custoditi solo gli animali che vivono sull’isola: 

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i coccodrilli ed i lemuri: proscimmie che assomigliano forse di più a scoiattoli/orsetti di vario colore che non a vere e proprie scimmie. Vivono principalmente sugli alberi e sono quasi tutti vegetariani: Il primo vero giorno di vacanza passa tra mille nuove sensazioni ed emozioni.

Dopo una bella dormita nel nostro albergo “stile coloniale” in disfacimento, gestito da una anziana signora francese, partiamo in taxi alla volta di Ambohimanga distante una ventina di chilometri dalla capitale, vogliamo visitare la residenza degli inizi del 1800 della regina Ranavalona III. Per arrivarci si attraversa una zona molto bella di casette basse di mattoni rossi, come rossa è la terra che si vede nei campi che contrasta con il verde intenso degli alberi e delle risaie. 

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Le stelle di Natale ........

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.......in questa stagione (in agosto è inverno) sono alberi fioriti, come pure le mimose, vediamo le piante che noi teniamo in appartamento e che qui sono veri e propri alberi e per la prima volta incontriamo la “palma del viaggiatore” con le foglie disposte a raggiera a formare un grande ventaglio.  

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Non possiamo fermarci molto in ogni posto perché le distanze sono grandi ed il tempo che abbiamo perso nel viaggio per arrivare in Madagascar ha inciso sulla tabella di marcia; eccoci sistemati su poltroncine di vimini di un treno speciale per turisti; abbiamo infatti noleggiato una specie di pullman che viaggia su rotaie. 

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Stiamo andando verso Tamatave sulla costa nord-est. Laghetti e torrenti si alternano a pianure paludose dove cresce il papiro. Si vedono terrazze coltivate a riso. Ad ogni stazioncina ci si ferma; si può scendere a comperare frutta e poco altro che troviamo ben esposti sul misero banco di un negozio-baracca.  

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Le case sempre più rare, la vegetazione più fitta. Siamo nella foresta pluviale: un binario, il treno, un fiume in piena e piove. La ferrovia sale e scende attraversando a volte veri precipizi. Dobbiamo percorrere 370 chilometri  con la previsione di impiegare nove ore.Arrivati alla città scopriamo che non è niente di bello, non ci sono costruzioni o monumenti, né resti di antiche civiltà, lo sapevamo che infatti è la natura a fare da padrona in questo paese. Sarà così per tutti gli insediamenti urbani e questo viaggio sarà interessante solo dal  punto di vista naturalistico. Vicino al mare ci sono “boschi” di palme, banani, felci altissime, fiori e piante carnivore. Nella parte orientale del Madagascar piove molto spesso e la ricca vegetazione che ti circonda ti da la sensazione  di vivere perennemente in un giardino botanico. Siamo rientrati ad Antananarivo; non ho ancora parlato della cucina locale, a mio parere assomiglia a quella indonesiana influenzata dalla cucina francese; si trovano sia ottima carne che pesce a volte mescolati insieme in piatti tipici, sempre riso ed anche molta verdura quindi non possiamo proprio lamentarci, ma al di là dei gusti che sono diversi per ognuno di noi, lamentarsi di questo cibo in un Paese dove la povertà, se non addirittura la miseria, si respira, sarebbe vergognoso.

 Prossima destinazione Tulear (900 km circa). La strada, che passa attraverso un altipiano, spesso diventa sterrata e comunque anche la parte asfaltata a volte non ha buchi ma crateri che ci costringono a ridurre la nostra velocità già bassa (40 km/ora). Vediamo boschi di eucaliptus e conifere poi il paesaggio diventa tutto brullo man mano che si scende verso la pianura. Sosta per la notte a Fianarantsoa.Si riparte attraversando una distesa di erba secca, qualche cespuglio e grossi sassi levigati dal tempo, si vedono alcune colline lontane le poche case sono di fango con i tetti in paglia, assomigliano a quelle che disegnano i bambini: due piccole finestre e la porta. Di sera si accendono le lampade a petrolio e dei fuochi per scaldarsi. Ogni tanto si vede qualche persona che cammina verso non si sa bene dove, molti sono a piedi nudi, con delle coperte o teli sulle spalle, per ripararsi dal freddo.

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Dopo due giorni di marcia siamo arrivati a Tulear il tempo è bello e fa caldo. A quattro chilometri dalla città ci aspettava una spiaggia bellissima (prima di arrivare a bagnarsi i piedi si attraversano 600 metri di sabbia e dune dorate). L’acqua è pulita e si può pescare e visitare la lunghissima barriera corallina.

Troviamo anche dei villaggi Vezo raccolti sotto le palme da cocco vicino al mare.

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Quanti bambini........

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..........stiamo incontrando in questo viaggio, anche se vestiti di stracci e forse anche un po’ sporchi, sono bellissimi e molto socievoli. 

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Qui li ho visti giocare in acqua con delle barche in miniatura fatte di legno dalla forma stretta e lunga, con una vela di tela, in tutto simili a quelle dei loro padri. Hanno voluto vendermene una, li ho accontentati, anche se non ne avevo bisogno.

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Nel nostro programma non c’è solo mare.... Facciamo quindi una bella camminata in montagna nel parco dell’Isalo; cinque ore di marcia tra gole e sentieri senza incontrare anima viva.Dobbiamo ritornare alla capitale per poi dirigerci a nord. Faremo però alcune soste che non avevamo fatto all’andata. L’idea iniziale era quella di prendere un aereo per andare a Tulear e poi da lì percorrere la strada “massacrante” per ritornare ad Antananarivo, ma non c’erano posti in aereo dato che non li avevamo prenotati dall’Italia con largo anticipo e questa dolorosa scoperta ci ha costretti a percorrere il tragitto sempre via terra. Arriviamo ad Ambavalao, per arrivarci abbiamo percorso circa 200 km tra montagne brulle, polvere rossa ed un cielo blu intenso. 

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Siamo passati attraverso praterie che per autocombustione stavano bruciando per chilometri e chilometri, fortunatamente le fiamme erano basse e la zona deserta.In questa piccola cittadina ci fermiamo per visitare una fabbrica che ci hanno segnalato.Qui con l’agave ridotta in poltiglia e stesa poi su telai di legno, con l’aggiunta di fiori freschi, si fa della carta che servirà per biglietti di vario tipo e quadri di varie dimensioni;

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 abbiamo seguito tutta la lavorazione fino alla essiccazione al sole.

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Stiamo risalendo l’altipiano, passiamo per Fianarantsoa, siamo in montagna a 1600 mt di altitudine l’aria è fresca, poi facciamo sosta ad Ambositra presso la missione cattolica dove visitiamo un laboratorio per la lavorazione del legno: maschere, giochi e scatoline varie. Abbiamo tutti molti medicinali al seguito per cui è normale lasciarne un po’ in questi centri dove è così difficile reperirli e ci sono invece tante necessità. Eccoci arrivati ad Antsirabe che assomiglia ad un paesino delle nostre Alpi. Lungo la strada visitiamo una fabbrica di pietre semi-preziose (tormaline, quarzi, acquamarine ecc.) se ne possono acquistare a decine a poco prezzo. 

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Il nostro viaggio deve proseguire perché domani ci aspetta un aereo che da Antananarivo ci porterà a Diego Suarez (600 Km. a nord) e poi con un autobus ed un traghetto arriveremo alla prossima destinazione che sarà il mare di Nosy-be e delle altre isolette dell’arcipelago. Un po' di riposo sarebbe necessario e speriamo davvero di non trovare nessun intoppo lungo la strada, ripensando a questo viaggio capisco perché hanno organizzato in Madagascar un Camel Trophy. Siamo partiti con i maglioni e un paesaggio nebbioso e triste per arrivare dopo un volo relativamente breve in un clima stupendo, lungo il tragitto attraversiamo villaggi di capanne di legno e tetti di paglia.....

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.....si vedono baobab, alberi del pane, piantagioni di caffè in fiore con un profumo intenso come i fiori del gelsomino. Ci facciamo un aperitivo con rum, vaniglia, cocco, menta e ghiaccio.La sistemazione sulla spiaggia più bella dell’isola (Ambalatoaca) ci fa dimenticare la fatica fatta per raggiungerla. Palme sulla sabbia bianca, conchiglie. I pescatori arrivano al porto (ricavato da un cratere di vulcano spento) e nelle reti ci sono pesci pagliaccio, pesci palla e tanti altri pesci variopinti.I profumi sono tanto intensi infatti siamo circondati da alberi di frangipane e l’Ylang-Ylang che viene coltivato qui sull’isola e serve per fissare tutti i profumi (essendo stata colonia francese direi che ci si può fidare in fatto di profumi).  

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Bordeggiando, bordeggiando visitiamo Nosy Komba dove lemuri .....

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.....in libertà ci mangiavano in mano le banane e Nosy Tanikely, piccola isola disabitata con un mare trasparente e caldo come l’acqua di una vasca da bagno.Si avvicina la fine della vacanza: i ricordi non li ruberà nessuno ed entreranno a far parte di quel bagaglio che arricchisce la nostra vita. Le fatiche e le disavventure si scorderanno e per le cose belle rivedremo ogni tanto le fotografie e racconteremo a chi avrà voglia di ascoltarci.

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