Dopo
due giorni eccoci in Kenya finalmente! E’ nuvoloso e ci sembra quasi
freddo a confronto del caldo che abbiamo dovuto sopportare...ma non è
ancora finita: dopo il controllo dei biglietti aerei ci ritroviamo con i
passaporti sequestrati con l’accusa di aver rubato i biglietti !!! Non
agitiamoci sono solo le tre del pomeriggio, non abbiamo ancora pranzato,
abbiamo perso di nuovo l’aereo, siamo nel comando di polizia e dobbiamo
chiarire in inglese che abbiamo pagato regolarmente quei maledetti biglietti.Tre ore di interrogatori, un pranzo alle ore 20 che era anche la
cena, una notte sdraiati per terra dentro un sacco a pelo in un angolo
tranquillo dell’aeroporto. Mi sento una “barbona”, ma nonostante tutto
non ho perso la voglia di ridere alle battute stupide dei miei compagni di
viaggio.L’ambasciatore (che non ha offerto nulla, nemmeno un cioccolatino)
in contatto con Roma ha confermato la regolarità dei biglietti, ma sfortuna
vuole che fino a Venerdì non ci siano più voli per il Madagascar ed oggi
è solo Mercoledì.A spese della compagnia aerea vivremo gratis i prossimi
giorni con incluso safari al parco Amboseli; siamo sempre più conviti che
la storia dei biglietti rubati è stata tutta una manovra per coprire un
over booking. Gradiamo tutto quanto viene offerto dalla Compagnia aerea, ma
il tempo perduto non ritorna più....
Siamo
alla meta e dopo sette giorni finalmente ho qualcosa da raccontare del
Madagascar. Mi ha fatto un po’ effetto vedere nelle persone tratti
somatici asiatici ma la pelle color cioccolato anche se non molto scuro per
la verità.

Questa
grande isola (la quarta del mondo) di forma allungata è separata dal
continente africano dal canale di Mozambico; nonostante si trovi a poche
centinaia di chilometri dall’Africa qui mancano in assoluto quasi tutti i
suoi grossi mammiferi mentre molti uccelli, rettili e roditori
specifici dell’isola, sono piuttosto diffusi nel continente
asiatico.E’ mattina presto, ma non voglio perdere l’occasione di
visitare la “zoma”, il famoso mercato della capitale Antananarivo.

Tutti
i mercati dei paesi della fascia tropicale si assomigliano per certi
aspetti: i banchi di legno con la frutta e la verdura disposta in piramidi
ordinate, i mille colori e profumi.

Si
vende un po’ di tutto tante e tante cose tutte fatte di paglia: cappelli,
cesti , borsette e borsellini e contenitori vari. Tanti fiori e spezie come
i chiodi di garofano il pepe la cannella e la più importante cioè la
vaniglia di cui l’isola fornisce la maggior parte della produzione
mondiale.

Non
si può resistere si deve comperare qualcosa. Dopo aver dedicato tutta la
mattina al mercato decidiamo di comune accordo di visitare il giardino
botanico e lo zoo dove sono custoditi solo gli animali che vivono sull’isola:

i
coccodrilli ed i lemuri: proscimmie che assomigliano forse di più a
scoiattoli/orsetti di vario colore che non a vere e proprie scimmie. Vivono
principalmente sugli alberi e sono quasi tutti vegetariani: Il primo vero
giorno di vacanza passa tra mille nuove sensazioni ed emozioni.
Dopo
una bella dormita nel nostro albergo “stile coloniale” in disfacimento,
gestito da una anziana signora francese, partiamo in taxi alla volta di
Ambohimanga distante una ventina di chilometri dalla capitale, vogliamo
visitare la residenza degli inizi del 1800 della regina Ranavalona III. Per
arrivarci si attraversa una zona molto bella di casette basse di mattoni
rossi, come rossa è la terra che si vede nei campi che contrasta con il
verde intenso degli alberi e delle risaie.

Le
stelle di Natale ........

.......in
questa stagione (in agosto è inverno) sono alberi fioriti, come pure le
mimose, vediamo le piante che noi teniamo in appartamento e che qui sono
veri e propri alberi e per la prima volta incontriamo la “palma del
viaggiatore” con le foglie disposte a raggiera a formare un grande
ventaglio.

Non
possiamo fermarci molto in ogni posto perché le distanze sono grandi ed il
tempo che abbiamo perso nel viaggio per arrivare in Madagascar ha inciso
sulla tabella di marcia; eccoci sistemati su poltroncine di vimini di un
treno speciale per turisti; abbiamo infatti noleggiato una specie di pullman
che viaggia su rotaie.

Stiamo
andando verso Tamatave sulla costa nord-est. Laghetti e torrenti si
alternano a pianure paludose dove cresce il papiro. Si vedono terrazze
coltivate a riso. Ad ogni stazioncina ci si ferma; si può scendere a
comperare frutta e poco altro che troviamo ben esposti sul misero banco di
un negozio-baracca.

Le
case sempre più rare, la vegetazione più fitta. Siamo nella foresta
pluviale: un binario, il treno, un fiume in piena e piove. La ferrovia sale
e scende attraversando a volte veri precipizi. Dobbiamo percorrere 370
chilometri con la previsione di
impiegare nove ore.Arrivati alla città scopriamo che non è niente di
bello, non ci sono costruzioni o monumenti, né resti di antiche civiltà,
lo sapevamo che infatti è la natura a fare da padrona in questo paese.
Sarà così per tutti gli insediamenti urbani e questo viaggio sarà
interessante solo dal punto di
vista naturalistico. Vicino al mare ci sono “boschi” di palme, banani,
felci altissime, fiori e piante carnivore. Nella parte orientale del
Madagascar piove molto spesso e la ricca vegetazione che ti circonda ti da
la sensazione di vivere
perennemente in un giardino botanico. Siamo rientrati ad Antananarivo; non
ho ancora parlato della cucina locale, a mio parere assomiglia a quella
indonesiana influenzata dalla cucina francese; si trovano sia ottima carne
che pesce a volte mescolati insieme in piatti tipici, sempre riso ed anche
molta verdura quindi non possiamo proprio lamentarci, ma al di là dei gusti
che sono diversi per ognuno di noi, lamentarsi di questo cibo in un Paese
dove la povertà, se non addirittura la miseria, si respira, sarebbe
vergognoso.
Prossima
destinazione Tulear (900 km circa). La strada, che passa attraverso un
altipiano, spesso diventa sterrata e comunque anche la parte asfaltata a
volte non ha buchi ma crateri che ci costringono a ridurre la nostra
velocità già bassa (40 km/ora). Vediamo boschi di eucaliptus e conifere
poi il paesaggio diventa tutto brullo man mano che si scende verso la
pianura. Sosta per la notte a Fianarantsoa.Si riparte attraversando una
distesa di erba secca, qualche cespuglio e grossi sassi levigati dal tempo,
si vedono alcune colline lontane le poche case sono di fango con i tetti in
paglia, assomigliano a quelle che disegnano i bambini: due piccole finestre
e la porta. Di sera si accendono le lampade a petrolio e dei fuochi per
scaldarsi. Ogni tanto si vede qualche persona che cammina verso non si sa
bene dove, molti sono a piedi nudi, con delle coperte o teli sulle spalle,
per ripararsi dal freddo.

Dopo
due giorni di marcia siamo arrivati a Tulear il tempo è bello e fa caldo. A
quattro chilometri dalla città ci aspettava una spiaggia bellissima (prima
di arrivare a bagnarsi i piedi si attraversano 600 metri di sabbia e dune
dorate). L’acqua è pulita e si può pescare e visitare la lunghissima
barriera corallina.
Troviamo
anche dei villaggi Vezo raccolti sotto le palme da cocco vicino al mare.

Quanti
bambini........

..........stiamo
incontrando in questo viaggio, anche se vestiti di stracci e forse anche un
po’ sporchi, sono bellissimi e molto socievoli.

Qui
li ho visti giocare in acqua con delle barche in miniatura fatte di legno
dalla forma stretta e lunga, con una vela di tela, in tutto simili a quelle
dei loro padri. Hanno voluto vendermene una, li ho accontentati, anche se
non ne avevo bisogno.

Nel
nostro programma non c’è solo mare.... Facciamo quindi una bella
camminata in montagna nel parco dell’Isalo; cinque ore di marcia tra gole
e sentieri senza incontrare anima viva.Dobbiamo ritornare alla capitale per
poi dirigerci a nord. Faremo però alcune soste che non avevamo fatto all’andata.
L’idea iniziale era quella di prendere un aereo per andare a Tulear
e poi da lì percorrere la strada “massacrante” per ritornare ad
Antananarivo, ma non c’erano posti in aereo dato che non li avevamo
prenotati dall’Italia con largo anticipo e questa dolorosa scoperta ci ha
costretti a percorrere il tragitto sempre via terra. Arriviamo
ad Ambavalao, per arrivarci abbiamo percorso circa 200 km tra montagne
brulle, polvere rossa ed un cielo blu intenso.

Siamo
passati attraverso praterie che per autocombustione stavano bruciando per
chilometri e chilometri, fortunatamente le fiamme erano basse e la zona
deserta.In questa piccola cittadina ci fermiamo per visitare una fabbrica
che ci hanno segnalato.Qui con l’agave ridotta in poltiglia e stesa
poi su telai di legno, con l’aggiunta di fiori freschi, si fa della carta
che servirà per biglietti di vario tipo e quadri di varie dimensioni;

abbiamo
seguito tutta la lavorazione fino alla essiccazione al sole.

Stiamo
risalendo l’altipiano, passiamo per Fianarantsoa, siamo in montagna a 1600
mt di altitudine l’aria è fresca, poi facciamo sosta ad Ambositra presso
la missione cattolica dove visitiamo un laboratorio per la lavorazione del
legno: maschere, giochi e scatoline varie. Abbiamo tutti molti medicinali al
seguito per cui è normale lasciarne un po’ in questi centri dove è così
difficile reperirli e ci sono invece tante necessità. Eccoci arrivati ad
Antsirabe che assomiglia ad un paesino delle nostre Alpi. Lungo la strada
visitiamo una fabbrica di pietre semi-preziose (tormaline, quarzi,
acquamarine ecc.) se ne possono acquistare a decine a poco prezzo.

Il
nostro viaggio deve proseguire perché domani ci aspetta un aereo che da
Antananarivo ci porterà a Diego Suarez (600 Km. a nord) e poi con un
autobus ed un traghetto arriveremo alla prossima destinazione che sarà il
mare di Nosy-be e delle altre isolette dell’arcipelago. Un po' di riposo
sarebbe necessario e speriamo davvero di non trovare nessun intoppo lungo la
strada, ripensando a questo viaggio capisco perché hanno organizzato in
Madagascar un Camel Trophy. Siamo
partiti con i maglioni e un paesaggio nebbioso e triste per arrivare dopo un
volo relativamente breve in un clima stupendo, lungo il tragitto
attraversiamo villaggi di capanne di legno e tetti di paglia.....

.....si
vedono baobab, alberi del pane, piantagioni di caffè in fiore con un
profumo intenso come i fiori del gelsomino. Ci facciamo un aperitivo con
rum, vaniglia, cocco, menta e ghiaccio.La sistemazione sulla spiaggia più
bella dell’isola (Ambalatoaca) ci fa dimenticare la fatica fatta per
raggiungerla. Palme sulla sabbia bianca, conchiglie. I pescatori arrivano al
porto (ricavato da un cratere di vulcano spento) e nelle reti ci sono pesci
pagliaccio, pesci palla e tanti altri pesci variopinti.I profumi sono tanto
intensi infatti siamo circondati da alberi di frangipane e l’Ylang-Ylang
che viene coltivato qui sull’isola e serve per fissare tutti i profumi
(essendo stata colonia francese direi che ci si può fidare in fatto di
profumi).

Bordeggiando,
bordeggiando visitiamo Nosy Komba dove lemuri .....

.....in
libertà ci mangiavano in mano le banane e Nosy Tanikely, piccola isola
disabitata con un mare trasparente e caldo come l’acqua di una vasca da
bagno.Si avvicina la fine della vacanza: i ricordi non li ruberà nessuno ed
entreranno a far parte di quel bagaglio che arricchisce la nostra vita. Le
fatiche e le disavventure si scorderanno e per le cose belle rivedremo ogni
tanto le fotografie e racconteremo a chi avrà voglia di ascoltarci.