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Un
viaggio nel viaggio nel Sahara libico
Ci
sono dei momenti, nella vita, in cui tutto crolla e tutto va ripensato. Ero
decisamente in difficoltà e non "vedevo" più. Lavoravo, correvo,
incontravo poco gli amici, piangevo e raramente ridevo. Sapevo di dovermi
fermare: dovevo partire, dovevo osservare. Volevo ricominciare a vivere e
trovare nuovamente me stessa. La mia auto-stima era scesa a zero ed anche
decidere dove, come e con chi andare sembrava difficile; ma dovevo lasciare
tutto.
Il
Sahara è stato un viaggio nel
viaggio. Questi appunti sono per tutti coloro che mi conoscono e che
hanno aspettato il mio ritorno, sono per me, per non dimenticare. Per non
dimenticare che quando si tocca il fondo si deve ricordare che esiste il
sentiero della risalita, che si deve accettare la mano buona allungata ed è
bene sapersi perdonare, ma sono
anche parole per coloro che …"vivranno" il deserto, perché
sappiano che è la terra ideale per percorrere anche un itinerario
personale.

Sono
partita, quindi, senza troppo entusiasmo, con poche emozioni, ma con i libri
giusti, sapendo di aver scelto un viaggio facile ed essenziale, dove, anche
solo lasciarsi vivere, era sufficiente.
Avevo
scelto persone nuove, la semplicità di trascorrere le notti in tenda, con
l'ovvia facilità di poter guardare le stelle in cielo. Ho lustrato gli
occhi con i colori, ho gioito per i grandi, sconfinati spazi, mi sono
arricchita per la storia incontrata nei graffiti e disegni rupestri, alcuni
risalenti a 12 mila anni avanti Cristo, per la visita alla città romana di
Leptis Magna (vicino a Tripoli), per una cultura diversa ed una religione
differente. Ho fotografato le rocce vulcaniche, nere, corrose e consumate
dal tempo, dai venti e dalla sabbia, color rosso mattone, fine e fredda,
come la neve, all'ombra della sera o la mattina presto.

Ho
visitato la cittadina berbera di Gharyan ed una sua casa sotterranea. Mi
sono fermata, a bere un thè di menta con le mandorle, nell'antica città
sotterranea di Ghadames, diventata patrimonio dell'Unesco, quale segno delle
capacità umane nel costruire una città vivibile in grado di offrire agli
abitanti, ora trasferiti, quella frescura che ancora oggi ritrovano in
estate, quando ritornano in queste loro case, ma anche in grado di ripararli
dalle tempeste di sabbia. I muri esterni bianchi e marrone; nei punti più
oscuri le lampade appoggiate nelle nicchie, il tutto avvolto da un bordo di
palme verdi… un sogno di città, insomma, che avrebbe potuto essere un
incubo di buio e calura!

E
poi, di nuovo in jeep, per gli spazi immensi, meravigliosi e rilassanti. Il
vuoto per noi uomini di città, che -però- non si può definire tale. Il
cervello andava a zonzo e non si spegneva mai, all'inizio. I pensieri
vagavano senza un ordine, poi venivano di nuovo, si allontanavano e
lasciavano poco. Ma c'era anche la calma dell'anima! I ricordi si ordinavano
tra loro per aggiustare un puzzle complicato, mentre condividevo un pezzo di
vita con chi faceva, ognuno con le proprie capacità, il mio stesso cammino.
Le giornate trascorrevano piene, in una temperatura fantastica dovuta al
sole ed al vento che si combinavano assieme, con nostro piacere. Tutto
questo è servito a farmi ritrovare me stessa.

Abdloahed,
il capo-gruppo, ogni tanto, mi vedeva leggere. Mi bastavano poche righe e la
giornata era più ricca. Ogni giorno quell'arabo mi veniva a chiedere una
storia e se un giorno mancava la richiesta, il giorno dopo, quell'uomo, si
avvicinava e mi diceva:
"ieri non mi hai raccontato la storia, che a me è utile".
Partendo dal "Piccolo Principe" abbiamo parlato di amicizia, della
meta che ci prefiggiamo di raggiungere o del significato dei gesti,
dell'arte di dirigere un gruppo, sapendo dare le necessarie spiegazioni per
farsi seguire. Un altro testo parlava di "assertività", la
capacità di sapere dire il proprio "no" in modo non aggressivo,
non passivo, ma semplicemente pacato, pronto ad essere aperto ad
alternative, pur mantenendo comunque quel "no" come termine
dissenziente. Le storie parlavano anche dell'amore che, per me, è unico e
meraviglioso di per sé, per il solo fatto che assegna alle due persone la
stessa importanza e la stessa risposta positiva nella scelta iniziale e
quindi, di giorno in giorno, rafforzata da quella quotidiana. La stima ed la
considerazione, fondamentali in amore, fanno sì che le due vite
incontratesi possano condividere e camminare assieme nel rispetto dei tempi
diversi, con le personalità e le capacità reciproche differenti che
arricchiscono, per arrivare ad unire due mondi, unici di per sé. I racconti
parlavano degli esseri irripetibili e meravigliosi che siamo noi uomini,
alcuni molto fortunati, altri un po’ meno, ma creati come prodigi.

Nella
bellezza delle camminate mattutine, un pugno di uomini, nell'immensità
degli spazi dai colori caldi, si è raccontato del miracoloso arrivo di un
nuovo bimbo, che pure è fatto da due semplici esseri umani, della morte e
quindi della distanza, della solitudine e del vuoto dolore provato, per
qualcuno a noi caro, che ci ha lasciato!
Abbiamo
raggiunto i laghi delle oasi di Ubari ed alcuni di noi si sono tuffati
nell'acqua salata, troppo calda per i piedi, ma molto fredda all'altezza
delle spalle. La foto scattata è forse adatta ai libri dei bambini che
hanno ancora la fantasia di immedesimarsi nell'avventura delle carovane e
degli uomini, che sapevano sopravvivere con un dattero per tre giorni!

Ho
provato a camminare, sola, la mattina presto, senza poter avere un punto di
riferimento perché ogni dolce e morbida e tonda duna assomiglia all'altra.
Ho sentito il rumoroso silenzio della notte nera, illuminata da miriadi di
stelle ed ho capito che in amicizia ci si può scegliere simili per
capacità, interessi, attitudini, passioni, sport o passatempi, ma in amore
si è affini per valori, per le scelte di base ed importanti della vita e
che tutto quello che si condivide fa stare bene, fa crescere nella
conoscenza e comprensione reciproca, procurando e provocando in noi la
necessità di continuare a stare assieme.
Per
un solo giorno, ho provato anche il significato di aver sete, fatta tacere
la sera con l'acqua che da vita ad ogni cosa… persino ai numerosi fiori
che ho visto nel deserto!

Il
viaggio è stato affascinante, importante, senza particolari avventure, né
faticoso né stancante e -per me- spettacolare
e particolarmente fecondo mentalmente. Il gruppo di arabi che ci guidava era
generoso, ospitale e si entusiasmava e dimostrava gioie che forse, noi
uomini di città abbiamo perso negli anni e riscontriamo nei bambini.
Desidero ricordare ancora la festa di Capodanno con canti e balli, la musica
suonata con posate e scodelle; la scritta "2003", dell'anno che
stava per arrivare, inciso sulla sabbia ed illuminato con la fiamma vivace
del fuoco; le malinconie non mostrate di alcuni e capite da altri e
l'attenzione di tutti a celebrare -insieme- l'arrivo di un nuovo giorno; la
gioia del cuoco arabo che, spersi nel deserto, ha saputo portare in tavola
pollo e patatine fritte, accompagnate dalla salsa ketch-up. Vorrei serbare
memoria di un bellissimo ed intenso momento in cui sbucciavo le patate
mentre si alzava la voce della preghiera araba ed in contemporanea un
tramonto colorato illuminava lo spettacolare spazio e faceva elevare il
pensiero; di un mio pianto, a fine viaggio, che non riusciva a fermarsi e
che, come sempre, mi diceva che era tempo di salutare, chiudere, cogliere
l'attimo e ringraziare per la bellissima ed irripetibile esperienza vissuta.

PERCORSO: il tragitto, indicato approssimativamente nella
carta, ha compreso le seguenti tappe: Tripoli, Ghadames, e poi verso sud,
verso il Jebel Acacus, percorrendo la vecchia pista carovaniera lungo il
confine con l’Algeria, passando per il Hamada al-Hamra (deserto roccioso
rosso), poi entrando nell’enorme Ubari Murzuq (“Mare di Sabbia”) fino
all’oasi di El-Awainat. Poi si è intrapresa la risalita verso nord
passando per la distesa di dune dell’Idehan Murzuq, visitando il Wadi
Matkhandush ed i suoi eccezionali graffiti, arrivando a Germa e da lì
raggiungendo i laghi salati delle Oasi di Ubari. Dopo una “tirata” verso
nord, percorrendo la strada statale, si è concluso il giro con una breve
visita alla cittadina berbera di Gharyan (con le sue case berbere
sotterranee), e con la visita della città romana di Leptis Magna, circa 20
km ad est di Tripoli, e della stessa Tripoli.

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