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Coloro che mi conoscono sanno che adoro viaggiare e che, per me,
viaggiare significa incontro, avventura, sapersi adattare, ammirare la
natura e dialogare con la gente che mi passa accanto. Mi ritengo una donna
molto fortunata perché anche quando viaggio per lavoro e sono, quindi,
impossibilitata a dedicare del tempo alla zona nuova in cui mi trovo, riesco
sempre ad incontrare all'aereoporto, durante una presentazione o per strada
chi mi indichi un indirizzo, un negozio locale e caratteristico o mi
"regala" una battuta che
oltre a portarmi gioia mi da indicazioni sulla bellezza del posto o della
mentalità degli abitanti del luogo. Le righe che seguono nascono appunto
durante una pausa di soli 5 minuti ritagliati durante una presentazione
tecnica -tra industriali- che aveva luogo in Brasile, a San Paolo, alla
quale è seguita la lettera che segue. E' bastata una mia frase che
segnalasse … la gioia di vivere e di viaggiare, per scambiarsi poi
un'indirizzo e-mail e ricevere infine il racconto su PETAR. Le righe che
seguono descrivono l'inizio di una scoperta (delle grotte) ma anche quelle
personali (la dote di "saper partire" prima e quella di
"sapersi preparare" poi per concedersi del tempo, … per gioire
ed andare avanti). Ringrazio quindi il collega straniero, che sa anche
esprimersi in italiano, e regalo quanto ricevuto, senza portare modifiche
alla forma letteraria, perché, se qualcuno avesse la fortuna di andare od
essere vicino a San Paolo non scordi di dedicare un giorno di avventura alle
grotte di Petar, alcune ancora mai esplorate!
"Una
delle cose che una persona credo debba fare per essere felice è realizzare
qualcosa, almeno una volta all'anno, che mai ha fatto in vita.
Un
bel giorno di quattro anni fa, mia moglie, mi ha suggerito di partire per
conoscere le grotte del Parco Stradale Turistico dell´Alto Ribeira -PETAR-
che è una regione del Brasile dove c'è la maggiore concentrazione di
caverne.

Grotte
? Come mai ? Ma non è pericoloso ?

Come
già abbiamo fatto tante cose insieme, ho detto a Lei che tutto andava bene
e così abbiamo preso l'autostrada a mezzanotte di un Venerdì.Dopo aver
guidato per tre ore sull'autostrada principale, abbiamo preso un'altra
strada che accompagna un bel fiume, usato nello secolo 16° dai primi uomini
bianchi, che sono arrivati qui cercando l'oro.
Questa
strada è stata costruita nella Giungla Atlantica -"Vale do
Ribeira"- una bellissima regione dove la natura è ancora intatta.

Dopo
cinque ore di viaggio, siamo arrivati a Iporanga (parola indigena che
significa bella acqua), una città del 1576. Questa città ha prosperato,
grazie all'oro, fino a fine 17° secolo, ora è soltanto una piccolissima
città di campagna.

Abbiamo
preso i nostri zaini e le nostre lanterne e ci siamo incamminati verso la
prima grotta: l'Oro Grosso. L'avventura è incominciata scendendo in un buco
in terra, tra i meravigliosi alberi e fiori dell'Amazzonia.

Cominciamo
ad ascoltare un rumore d'acqua che sbatte sulle rocce: sono le cascate che
ci sono all'interno della grotta.
Lo
scenario sembra quello di un film di Indiana Jones: pieno di cascate,
abissi, rocce ovunque, senza dimenticare un'oscurità totale.

C'è
acqua dappertutto ed in alcuni corridoi abbiamo dovuto nuotare.

Quando
abbiamo pensato che il cammino fosse finito, un amico, che era con noi, ci
ha detto che dovevamo usare una sporgenza nella rocca per riuscire a
raggiungere l'altra parte della grotta.Questa è stata la parte più
incredibile di quell'avventura. Accanto a noi c'era un abisso ed, in fondo,
una cascata. Così, ci siamo arrampicati sulla sporgenza con una certa
paura.
Dopo
tutto questo abbiamo preso un altro corridoio che, in realtà, era soltanto
un'altra sporgenza di roccia, con un altro abisso accanto a noi. Ma in mezzo
al corridoio c'era un muro. Per passare questo ostacolo, abbiamo dovuto
appenderci ad una stalattite e farci girare fino raggiungere un'altra ed
appenderci a quest'ultima.
Dopo
quattro ore, abbiamo deciso di ritornare nuovamente, perché c'erano più
grotte da scoprire.
In
quel week-end abbiamo visitato cinque grotte.
Sono
stati veramente giorni incredibili e, sempre, quando torniamo a PETAR
scopriamo una cosa nuova.
Io
e la mia moglie crediamo che una vita non basti per conoscere tutta quella
regione. Adesso sono guida di ecoturismo ed esercito tale professione solo
nei week-end e nei giorni festivi. Credo che questa esperienza mi abbia
fatto pensare alla mia vita".

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