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La
partenza per Seoul è stata un po’ travagliata. Purtroppo non ci sono voli
diretti da Roma, o meglio un volo diretto ci sarebbe pure con la Korean ma
visto che un loro jumbo aveva deciso di venir giù qualche settimana prima
… ho deciso di fare un viaggio più “sereno”. Ma per fare questo si
deve passare per Amsterdam e poi raggiungere Seoul con un volo KLM….insomma
sono 18 ore di viaggio! Si parte alle 10 da Roma e si arriva a Seoul alle 9
di mattina del giorno dopo… e non dico altro…
Arrivando
in Corea, la prima impressione che si ha non è fantastica. Seoul è una
città carissima, freddissima e non particolarmente bella ... ( a parte
i templi)....

....e
devo dire che i coreani sono congruenti con la realtà che li circonda ... E’
gente sostanzialmente priva di una qualsiasi forma di senso dell’humor,
vivono in casermoni di uno squallore inaudito dove non ho visto nemmeno un
tentativo di fiore, e poi mangiano quantità impressionanti di aglio per cui
se ci devi fare un discorso, o lo fai in apnea o è meglio fare un fax
perché non si resiste per più di 5 secondi. Tra l’altro quando ti
salutano fanno una specie di inchino emettendo un suono simile ad un “hail”
di lugubre memoria e rimangono così fino ad un tuo cenno di risposta. Le
prime volte non avevo capito bene questa regola per cui ho lasciato un tizio
piegato per un paio di minuti, poi ho visto che non veniva più su e allora,
mosso a compassione, gli ho chiesto se andava tutto bene e lui mi ha
risposto che era onorato…. vabbè!!
Il
traffico in città è molto intenso ma non ha nulla a che vedere con il
casino che c’è da noi. Naturalmente le macchine sono rigorosamente Daewoo,
Hyunday o Kia, tra l’altro quasi tutte bianche, per cui “l’effetto
formica che guida” è assicurato.
E
se in Cina avevo avuto qualche “dubbio” alimentare, in Corea la cosa si
è fatta pesante. Si mangia un po’ di tutto, carne e pesce sono sempre
presenti ma li preparano in maniera così diversa che anche una semplice
fettina di carne assume un sapore assolutamente personale. Per uno come me
che non mangia aglio poi, il discorso diventa serio.
Una
cosa simpatica: nei ristoranti di livello medio-alto le pietanze vengono
cotte davanti ai commensali, ogni tavolo ha una specie di piastra di acciaio
riscaldata sulla quale vengono preparati i cibi; il cameriere arriva con
cinque o sei contenitori pieni di roba e innanzitutto cuoce sulla piastra
una quantità impressionante di aglio tagliato a fettine sottili, poi cuoce
le altre cose e sopra ci mette salse, salsine, l’aglio di prima… insomma
non è che si riesca a mangiare leggero! Questo per i ristoranti buoni…
quelli di categoria inferiore è meglio evitarli!!
E
poi una sera ho visto il massimo dello schifo...... Stavo facendo un
tentativo di passeggiata in una strada direi commerciale, quelle strade con
i negozi di qua e le bancarelle con la roba da mangiare di là.. una strada
così. Ad un certo punto in una di queste bancarelle chettivedo, chetti? Un
padellone grosso così pieno di olio e dentro chettifrigge, chetti?
Bacherozzi !!!!!! O insetti o che *@#zo altro fosse non importa, avevano le
zampette e tanto basta ... il fatto è che la gente se li comprava .... e se
li mangiava pure !!!!
Altra
cosa simpatica: i coreani parlano abbastanza l’inglese ma lo pronunciano
in maniera molto, molto particolare. Chiaramente, come tutto il “far east
people”, non pronunciano la “erre” e in Corea la cosa è
particolarmente evidente. Esempio: quando sono arrivato in albergo, il
bipede addetto al ricevimento mi ha detto: ” Welcome sil, this is youl key,
youl loom is teltinteltifive” .. ci ho messo un po’, ma poi ho capito
che la mia stanza era la 1335.
Dei
grandi alberghi colpisce il prezzo, molto alto, e la presenza, anche se
discreta, di una efficiente organizzazione di “conforto viandanti” ..
insomma, di prostituzione. Appena entrato nella mia stanza (la
teltinteltifive appunto) ho ricevuto una telefonata dal bipede di cui sopra
che, con voce vellutata mi chiede: “Do you need a woman, sil?” Io gli
dico di no e lui riattacca. Dopo cinque minuti mi richiama e chiede: “Maybe
you would plefele a man, sil?” A questo punto gli ho sparato nell’orecchio
un fuck you di quelli col botto… e non mi ha chiamato più!
Altra
cosa che mi ha sorpreso di Seoul: la presenza di chiese cattoliche. Ce ne
sono tantissime e non è raro vedere la Croce sul tetto di una chiesa e, a
pochi metri di distanza, un tempio buddista. Personalmente ho sempre vissuto
il concetto di religione in maniera molto distaccata, senza particolare
coinvolgimento intendo; ma devo essere sincero, vedere il simbolo della
cristianità a ventimila chilometri da casa mi ha fatto un certo effetto,
una sorta di tranquilla certezza. Dovrò fare una chiacchierata con me
stesso, chissà che debba rivedere le mie convinzioni…..
E
fino al 24 di marzo sono sempre stato a Seoul o nei paraggi ... poi
finalmente il venerdì mi sono imbarcato sul volo per la Malesia ... sono
arrivato a Kuala Lumpur a notte fonda e la cosa è cambiata da così a
così.
Ma
questa è un’altra storia... e allora alla prossima puntata.
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