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info : Marcella

Sono partita con Ruriko, un’amica giapponese, che non essendo mai stata nella sua terra, in quanto figlia di immigrati in Cile, era stata invitata da famiglie giapponesi, per un mese, al fine di venirne erudita su cibi, luoghi, tradizioni e quant’altro.

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Mi rimaneva una sola settimana per preparare il viaggio nel carissimo, pulitissimo ed ordinato Giappone, ricco di tradizioni.

 

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La gente che ci ha ospitate ci ha voluto bene e spiegato tutto: anche un tramezzino avvolto in alghe ha un suo ordine per essere scartato! Abbiamo imparato immediatamente, dopo un volo di 19 ore a mangiare con i bastoncini, che ci servivano per portare il cibo, sconosciuto nei sapori e meraviglioso nella composizione, alla bocca.

 

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Una lingua difficile ed una scrittura impossibile: bisogna essere in due per viaggiare in Giappone! Una persona descrive a parole la scrittura del nome della città raggiunta, l'altra controlla sulle due cartine (caratteri giapponesi e caratteri latini). Alla fine si può decidere di scendere dal treno. Dopo poco però abbiamo capito che tutti i treni sono sempre perfettamente in orario e che quindi era sufficiente, per capire di essere arrivate alla meta stabilita, guardare l'orologio. Sul biglietto infatti è possibile leggere ogni tipo di informazione.

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La gente è riservata, buona e silenziosissima. I giapponesi sono timidi e parlano con grande difficoltà in inglese. Sono pazienti e quindi abbiamo dedicato molto tempo per vivere e capire alcuni comportamenti, riti e tradizioni.

Prima di entrare in un tempio ci si purifica cospargendosi di incenso, lavandosi le mani e bevendo dell'acqua di fonte.

 

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I templi sono Shintoisti e Buddisti … rossi o di legno scuro.

 

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I tetti, le travi e le costruzioni in generale sono grandiose ed io rimanevo incantata ad ammirare la forma irregolare dei tetti

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I bambini sono carini e per fotografarli è utile il teleobiettivo: sono in fatti sempre in braccio e ben protetti!

La natura è bella, regolare e maestosa … e può succedere che un cerbiatto si nasconda tra i lampioni di pietra in un viale!

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Le case hanno almeno una stanza in stile giapponese; le stanze sono vuote, con stuoia, tavolo basso, delle piante ed un angolo per la preghiera quotidiana al buddha di famiglia non manca mai.

 

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Alcuni anziani non hanno vita facile; per i bambini disabili non è facile trovare una scuola o essere inseriti in una classe con maestra di sostegno;  verso le donne si usa un linguaggio dedicato a loro che sono "al servizio" dell'uomo -   costantemente. Ognuno può comunque liberarsi delle proprie tristezze lasciandole scritte su bigliettini che riempiono i rami dei giardini, nei luoghi di preghiera.

 

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Durante il nostro mese di viaggio abbiamo incontrato solo tre occidentali, ci siamo affezionate alle persone ed anche rattristate spesso per la condizione in cui si trovano a vivere le donne, che pur colte, graziose e delicate sono un gradino sotto l'uomo. Il Giappone era una terra che aspettavo di visitare dalla prima elementare. Ho letto molti libri, ma credo sia molto complesso entrare nella logica e mentalità giapponese. La curiosità per la diversità non è stata colmata, ma sono grata alla mia amica di aver viaggiato con me fra la sua gente.

 Il mio percorso: Tokio; Marioka, Tawada lake, Towada Minami, Odate, Aomori, Hakodate, Noboribetsu, Chitose, Kushiro, Akan lake, Teshikaga, Abashiri, Sapporo, Hakodate, Morioka, Sendai, Yamagata, Tokio

Poi sono ripartita nuovamente come segue: Tokio, Kyoto, Nara per ritornare a Kyoto e riposare; abbiamo poi lasciato Kyoto per Okayama, Kochi, Toyonaga, Awa Ikeda, Tadotsu, Okayama, per ripartire nuovamente da Okayama per Hiroshima e quindi Himeji, Shin-Fuji, Atami, Tokyo.

Solo ora, scrivendo tutte le destinazioni comprendo quanto abbiamo viaggiato con ogni mezzo ed incontrando tante differenze nella gente, nella natura e nelle costruzioni! Un viaggio splendido nel moderno ma anche antichissimo Giappone!

Bisogna avere le prenotazioni su ogni tipo di treno per poter stare seduti: c'è poca speranza, altrimenti, che si possa trovare un posto o che qualcuno faccia il turno del suo posto con te.

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