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Ero
stanca del tanto lavoro, del rumore e delle corse necessarie per vivere
nella città di Milano.Ero inoltre rimasta colpita che delle amiche non se
la sentissero di prendere l’aereo da sole per poi trovarsi e girare
assieme. Pensavo … fino a quando ho letto la poesia che segue:
Quando
il tuo battello
ancorato da molto tempo nel porto ti lascerà l'impressione ingannatrice di
essere una casa,quando il tuo battello comincerà a mettere radici
nell'immobilità del molo,prendi
il largo.E' necessario salvare a qualunque prezzo l'anima viaggiatrice del
tuo battello. E' la tua anima di pellegrino.
Ho
fatto un biglietto andata e ritorno per New Dehli. Sono partita sola, per un
viaggio alla scoperta del Rajastan, con il favoloso libro “Lonely Planet”,
molto utilizzato dai viaggiatori solitari. L’inizio non è stato facile
per i ritardi che ogni volta accumulavo (dalle 12 e più ore) e la grande
povertà di molta gente che, nel pieno della città, vive sulle strade
coperta da un solo telo di plastica riciclata. Ho utilizzato i rischiò, che
sono, per molti, domicilio ed unica fonte di guadagno, come in “la città
della Gioia” di Dominique Lapierre. Ho proseguito, nei lunghi tratti,
schiacciata fra la gente con i mezzi pubblici ed i treni di seconda classe.

Mi
sono fermata a dormire chiedendo ospitalità nelle case e mangiando il cibo
piccante e bevendo il thè dei mercati.

Ho
incontrato tanta bella gente sia indiana che viaggiatori solitari che davano
meravigliosi suggerimenti sui cibi o su tratti di strada sconosciuti e
spettacolari da percorrere, a volte in solitaria, a volte in
compagnia.

Ho
vissuto spendendo in media 7.000 lire al giorno per cibo, trasporto e
camera. Ho fatto molte fotografie che ora mi ricordano le emozioni provate,
l’avventura e la condivisione oltre all’essenzialità vissuta.

Ho
comperato un solo ricordo: un bracciale antico, d’argento, indossato dalle
donne dei mercati o nelle campagne sperdute, che all’aeroporto gli
italiani pronti a salire insieme con me sul volo di rientro, in ritardo di
15 ore, hanno ammirato. Sporca, felice ed arricchita non so fare di meglio
che lasciare a disposizione alcune immagini, ricche di caos, colori ed
umanità sorvolado su odori e sporco.

Cito
solo i nomi delle città più importanti toccate nel mio percorso:

New Delhi (di tutto, di più), Mandawa, Bikaner....
Jaisalmer
(la “città ricamata”, con forte, ai margini del deserto Thar)....

Udaipur
(“i palazzi sull’acqua”)...

Jodhpur
(la città blu)....

Pushkar
(famosa per il mercato dei cammelli, ad ottobre/novembre),
Jaipur
(la città arancione)......

Bharatpur
(parco meraviglioso).....

Deeg a 36 km da Bharatpur (piccola cittadina non conosciuta ai più che
merita una giornata per il palazzo dalle 1500 fontane)....Agra (situata
fuori dal Rajastan ed esattamente nella regione Uttar Pradesh e famosa per
il Taj Mahal)

e
quindi ritorno a New Delhi.
Per strada ed ovunque tutti chiedono e parlano chiedendo milioni di volte
nella giornata “where are you going?” E’ furbo, per giocare con loro,
anticipare la domanda. Una donna sola non è capita per cui alla fine del
viaggio ero sposata con bambini: il marito era in albergo perché si era
nutrito di cibo piccante e i bambini… più di uno si intende, erano
rimasti in Italia, con la mia mamma, perché io desideravo visitare la loro
bella terra. La storia andava bene. In India bisogna non fidarsi ed essere
decisi sulla propria meta. E’ utile portarsi un lucchetto per chiudere
borsa e camera da letto. Coloro che desiderassero comperare devono imparare
a contrattare sulla cifra oppure, molto più sicuro, è affidarsi ai negozi
dello Stato molto ben riforniti e con prezzi fissati. Se si riuscisse a
visitarli all’inizio del viaggio si imparerebbero i giusti prezzi e questo
aiuterebbe la contrattazione che si fa ovunque e su ogni cosa: è un gioco,
un modo di rapportarsi ed anche di essere riconosciuti “viaggiatori” e
di rispettare e farsi rispettare.
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