|
|
Ho lasciato
Seoul nel pomeriggio del venerdì ed il viaggio per Kuala Lumpur è stato
perfetto… ho dormito per otto ore di fila! Sarà stata la stanchezza,
oppure il fatto di non aver recuperato il “jet lag” della settimana
prima, ma mi sono fatto una di quelle ronfate che per ricordo hanno messo
una targa sulla fusoliera dell’aereo!!
Allora,
arrivo a Kuala Lumpur intorno alle dieci di sera, una corsa tra tapis
roulant e scale mobili per prendere la coincidenza per Penang (è lì che
devo andare), tre quarti d’ora di volo ancora e poco prima di mezzanotte
metto finalmente piede sulla terra di Sandokan. La prima cosa che mi viene
in mente è come farò a respirare per le prossime ore. Fa veramente caldo,
e tremendamente umido. Recupero la samsonite e via in albergo su un taxi con
l’aria condizionata a manetta, ed un taxi driver che definire loquace è
riduttivo. E’ un tipo stranissimo, mezzo indiano e mezzo cinese, ma
napoletano nella sostanza, per la grande simpatia. La stanza d’albergo è
bellissima, enorme, l’aria condizionata porta la temperatura a –12 °C,
non riesco a capire come si regola e allora mi vesto come babbo natale e mi
metto a dormire… sono stravolto.La mattina mi affaccio al balcone della
stanza e mi appare davanti agli occhi uno spettacolo incredibile. L’albergo
è completamente immerso nel verde, tra alberi con le foglie grosse così,
le liane (si, proprio le liane !!) che scendono a terra, uccelli
coloratissimi che fanno versi mai sentiti … sono in paradiso!!!!

Scendo
per fare colazione e vado all’assalto di un tavolo enorme pieno di frutta
di tutte le forme e colori … e la mia convinzione di essere in paradiso
continua ! L’unico problema che mi riporta sulla terra è il caldo,
veramente soffocante. Siamo sull’equatore quindi non ci sono stagioni, la
temperatura è praticamente costante durante tutto l’anno e varia da 25/28
°C di notte e 35/40 °C di giorno… ma col 90% di umidità!!! E’ come se
ci fosse sempre qualcuno con un asciugacapelli puntato sul tuo viso, ed
effettivamente ho avuto qualche problema di respirazione nelle ore più
calde della giornata.. ma poi ci si abitua. La Malesia ha una storia
travagliata, fatta di pirati, invasioni e passaggi di popoli che hanno
lasciato segni nella cultura e nella razza. Non è difficile riconoscere nei
tratti somatici della gente un po’ di Cina, un po’ di India, di
Thailandia e di Inghilterra… un po’ di tutto! Ma è gente tranquilla.
Certo non si può dire che la Malesia sia un paese ricco, la povertà appare
ad ogni angolo della strada, tuttavia all’occhio superficiale di chi passa
non appare la miseria che in altri posti si manifesta più evidente.L’emozione
più forte?? Sicuramente assistere ad un tramonto! Gente, è una cosa
indescrivibile. In questi posti piove tutti i giorni, poco durante la
stagione cosiddetta “secca” e moltissimo durante quella umida. Io sono
capitato in quella secca, per cui aveva piovuto un po’ durante il
pomeriggio e l’aria era limpidissima. Allora… ero sulla spiaggia a
gustarmi l’arrivo della sera e, quasi all’improvviso, il cielo ha
cambiato colore… un rosso mai visto contro un cielo che lentamente
diventava sempre più viola. Il sole diventa enorme e non ha la dimensione
cui sono abituato, è un disco gigantesco di un rosso indescrivibile…
insomma è stata una cosa emozionante e sono rimasto senza parole per un
paio d’ore. La Malesia vive di industria importata dall’occidente per
via del basso costo della mano d’opera, e di turismo. C’è una fabbrica
della Bosch, quella dei trapani e delle candele per auto tanto per capirci,
il cui muro di cinta sarà lungo cinque chilometri. Ci lavorano ottomila
persone, stipendio medio 150 $ al mese. Poi c’è l’artigianato,
felicità delle turiste e dannazione dei mariti delle stesse. Provate a
chiedere alla vostra donna cos’è il batik e lei vi risponderà “cosa te
lo spiego a fare, tanto non capiresti”. Il batik è una maniera
particolarissima di dipingere su stoffa, in genere seta; si prepara il
disegno passando una specie di cera sulla seta e poi si sparge il colore che
tingerà la stoffa solo nelle parti lasciate scoperte dalla cera stessa,
creando sfumature particolari. Devo dire che vengono fuori delle cosine
niente male, apprezzate persino da uno come me, noto per la rudezza del
gusto!! Ho comperato uno scialle di seta dipinto in questa maniera al costo
incredibile di 10 $!! La cosa simpatica è che questi prodotti vengono
eseguiti esclusivamente da donne; tra l’altro almeno il 70% della
popolazione malese è musulmana, per cui le “artiste” ti lasciano
prendere fotografie mentre lavorano ma si inkazzano tremendamente se si
accorgono che hai fotografato il loro viso…. bisogna starci attenti, un po’
per delicatezza nei loro confronti e un po’ perché se ti beccano ti
riempiono di invettive in chiarissimo “mahali”.

E
se vi piace mangiare pesce, la Malesia è il posto per voi !! Ci sono pesci
mai visti che i ristoranti tengono (vivi) in grandi vasche trasparenti a mò
di acquario, uno sceglie la vittima e se la pappa alla grande. Aragoste
grosse così, gamberi che ci puoi riempire un panino, cernie a pois rossi e
bianchi grosse come un Fiat Ducato e se alla fine spendi 15 $ vuol dire che
hai esagerato. Insomma, la fame patita in Corea era finalmente solo un
ricordo !!!
In
pratica ho passato in Malesia solo quattro giorni, tra l’altro due dei
quali interamente in fabbrica, ma ci tornerei domani mattina perché,
credetemi, ne vale veramente la pena!!
top
|
|