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info : Antonio

Ho lasciato Seoul nel pomeriggio del venerdì ed il viaggio per Kuala Lumpur è stato perfetto… ho dormito per otto ore di fila! Sarà stata la stanchezza, oppure il fatto di non aver recuperato il “jet lag” della settimana prima, ma mi sono fatto una di quelle ronfate che per ricordo hanno messo una targa sulla fusoliera dell’aereo!!

Allora, arrivo a Kuala Lumpur intorno alle dieci di sera, una corsa tra tapis roulant e scale mobili per prendere la coincidenza per Penang (è lì che devo andare), tre quarti d’ora di volo ancora e poco prima di mezzanotte metto finalmente piede sulla terra di Sandokan. La prima cosa che mi viene in mente è come farò a respirare per le prossime ore. Fa veramente caldo, e tremendamente umido. Recupero la samsonite e via in albergo su un taxi con l’aria condizionata a manetta, ed un taxi driver che definire loquace è riduttivo. E’ un tipo stranissimo, mezzo indiano e mezzo cinese, ma napoletano nella sostanza, per la grande simpatia. La stanza d’albergo è bellissima, enorme, l’aria condizionata porta la temperatura a –12 °C, non riesco a capire come si regola e allora mi vesto come babbo natale e mi metto a dormire… sono stravolto.La mattina mi affaccio al balcone della stanza e mi appare davanti agli occhi uno spettacolo incredibile. L’albergo è completamente immerso nel verde, tra alberi con le foglie grosse così, le liane (si, proprio le liane !!) che scendono a terra, uccelli coloratissimi che fanno versi mai sentiti … sono in paradiso!!!!  

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Scendo per fare colazione e vado all’assalto di un tavolo enorme pieno di frutta di tutte le forme e colori … e la mia convinzione di essere in paradiso continua ! L’unico problema che mi riporta sulla terra è il caldo, veramente soffocante. Siamo sull’equatore quindi non ci sono stagioni, la temperatura è praticamente costante durante tutto l’anno e varia da 25/28 °C di notte e 35/40 °C di giorno… ma col 90% di umidità!!! E’ come se ci fosse sempre qualcuno con un asciugacapelli puntato sul tuo viso, ed effettivamente ho avuto qualche problema di respirazione nelle ore più calde della giornata.. ma poi ci si abitua. La Malesia ha una storia travagliata, fatta di pirati, invasioni e passaggi di popoli che hanno lasciato segni nella cultura e nella razza. Non è difficile riconoscere nei tratti somatici della gente un po’ di Cina, un po’ di India, di Thailandia e di Inghilterra… un po’ di tutto! Ma è gente tranquilla. Certo non si può dire che la Malesia sia un paese ricco, la povertà appare ad ogni angolo della strada, tuttavia all’occhio superficiale di chi passa non appare la miseria che in altri posti si manifesta più evidente.L’emozione più forte?? Sicuramente assistere ad un tramonto! Gente, è una cosa indescrivibile. In questi posti piove tutti i giorni, poco durante la stagione cosiddetta “secca” e moltissimo durante quella umida. Io sono capitato in quella secca, per cui aveva piovuto un po’ durante il pomeriggio e l’aria era limpidissima. Allora… ero sulla spiaggia a gustarmi l’arrivo della sera e, quasi all’improvviso, il cielo ha cambiato colore… un rosso mai visto contro un cielo che lentamente diventava sempre più viola. Il sole diventa enorme e non ha la dimensione cui sono abituato, è un disco gigantesco di un rosso indescrivibile… insomma è stata una cosa emozionante e sono rimasto senza parole per un paio d’ore. La Malesia vive di industria importata dall’occidente per via del basso costo della mano d’opera, e di turismo. C’è una fabbrica della Bosch, quella dei trapani e delle candele per auto tanto per capirci, il cui muro di cinta sarà lungo cinque chilometri. Ci lavorano ottomila persone, stipendio medio 150 $ al mese. Poi c’è l’artigianato, felicità delle turiste e dannazione dei mariti delle stesse. Provate a chiedere alla vostra donna cos’è il batik e lei vi risponderà “cosa te lo spiego a fare, tanto non capiresti”. Il batik è una maniera particolarissima di dipingere su stoffa, in genere seta; si prepara il disegno passando una specie di cera sulla seta e poi si sparge il colore che tingerà la stoffa solo nelle parti lasciate scoperte dalla cera stessa, creando sfumature particolari. Devo dire che vengono fuori delle cosine niente male, apprezzate persino da uno come me, noto per la rudezza del gusto!! Ho comperato uno scialle di seta dipinto in questa maniera al costo incredibile di 10 $!! La cosa simpatica è che questi prodotti vengono eseguiti esclusivamente da donne; tra l’altro almeno il 70% della popolazione malese è musulmana, per cui le “artiste” ti lasciano prendere fotografie mentre lavorano ma si inkazzano tremendamente se si accorgono che hai fotografato il loro viso…. bisogna starci attenti, un po’ per delicatezza nei loro confronti e un po’ perché se ti beccano ti riempiono di invettive in chiarissimo “mahali”.   

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E se vi piace mangiare pesce, la Malesia è il posto per voi !! Ci sono pesci mai visti che i ristoranti tengono (vivi) in grandi vasche trasparenti a mò di acquario, uno sceglie la vittima e se la pappa alla grande. Aragoste grosse così, gamberi che ci puoi riempire un panino, cernie a pois rossi e bianchi grosse come un Fiat Ducato e se alla fine spendi 15 $ vuol dire che hai esagerato. Insomma, la fame patita in Corea era finalmente solo un ricordo !!!

In pratica ho passato in Malesia solo quattro giorni, tra l’altro due dei quali interamente in fabbrica, ma ci tornerei domani mattina perché, credetemi, ne vale veramente la pena!! 

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