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N. Graceva – Teatro Bolscioj -
Atterrai
a Sceriemietievo (Mosca) per
la prima volta a bordo di un inquietante Tupolev dell’Aereoflot, nell’estate
del 1993. L’aeroporto e la sua architettura, tipicamente sovietica, mi
riportavano al sofferto e travagliato passato del paese. Una soffocante
struttura circolare con alte pareti vetrate separava lo sbarco dei
passeggeri dalla dogana. Ed ancora, grandi spazi monocolore dove file
interminabili di spaesati turisti si facevano strada attenti
a non trasgredire alle linee guida dei militari, che con passo
quasi marziale, facevano da apripista.
A
lungo aspettai la mia valigia, pensando a come la famiglia presso la
quale avrei vissuto mi avrebbe accolto. Giunta nella hall dell’aeroporto
individuai immediatamente la Sig.ra Tamara che reggeva un cartello in
cartone ondulato macchiato d’olio con il mio nome e cognome in
caratteri cirillici.
A
dispetto di quanto l’università presso cui studiavo mi aveva
garantito, Tamara parlava solo russo ed armeno e non conosceva nemmeno
una parola in lingua inglese!
L’impatto
iniziale, vagamente ostile, venne dimenticato nella seconda giornata di
permanenza a Mosca, durante la quale visitai per la prima volta la Piazza
Rossa.

La Piazza Rossa
Di
fronte a me scorgevo la fiabesca chiesa di San Basilio. Il sole
illuminava le sue cupole rendendone le sfumature particolarmente
nitide.

Chiesa di San Basilio
Alla
mia destra si erigevano le alte mura del Cremlino e la maestosa torre del
Salvatore. Procedendo lungo il corso della Moscova, oltre San Basilio, a
volte mi voltavo incuriosita ed intravedevo le cupole dorate delle chiese
entro le mura del Cremlino dove un tempo venivano incoronati gli
zar.

Chiesa dell'Annunciazione
Appena
sotto di queste, il mausoleo di Lenin che visitai l’indomani. Dopo
qualche giorno presi il treno in direzione Serghej Posad e mi fermai alla
stazione di Sagorsk, una delle più belle città dell’anello d’oro.
Sagorsk ospita un affascinante complesso monasteriale, la cui chiesa
principale è arricchita da cupole a bulbo di un intenso color
turchese.

Monastero di Sagorsk
Durante
il viaggio, ascoltavo attentamente i primi colloqui in lingua russa
e da subito intuii che la lingua non era uno sconnesso
avvicendarsi di suoni duri e baritonali, ma un’insieme di note
armoniche, a volte accompagnate da una piacevole cantilena.Sin dal mio
primo soggiorno moscovita, trovai il popolo russo estremamente cordiale
soprattutto con gli italiani, con i quali esiste una evidente, forse
inspiegabile, affinità emotiva. Ritornai a Mosca negli anni successivi e
vissi per diversi mesi a
casa di Liudmila, una signora russa molto anziana e sola che mi accolse
come fossi sua figlia. Il legame che si instaurò sfociò in un’amicizia
che ricordo con grandissima commozione e nostalgia. Liudmila, ormai
vedova, era la moglie di un notissimo giornalista sovietico. Dotata di
uno humor finissimo e di una cultura e un’apertura mentale a dir poco
stupefacenti, riusciva a capire ogni mia difficoltà e le sue parole non
erano mai fuori luogo. Il suo gatto, Mur, gelosissimo della sua padrona
non perdeva occasione per farmi notare che lui era amico di Liudmila da
vecchia data, mentre io ero una straniera! Se poteva, compatibilmente con
il suo stato di salute, mi accompagnava nella visita dei mercati di
genere alimentare e bazar frequentati da soli russi, quei mercatini in
cui lo straniero viene subito individuato e preso di mira e con estrema
facilità raggirato dai venditori. In compagnia di Liudmila frequentavo
anche negozi che esponevano prodotti a buon mercato per chi come lei,
nonostante l’estrazione culturale e sociale, viveva di una magrissima
pensione. Di volta in volta Liudmila mi consigliava cosa andare a
vedere e che mezzi di trasporto prendere, anche se io al tram preferivo
la magnifica metropolitana

Fermata Metro Komsomolskaja, linea rossa
Le
strade della città erano costellate da venditori che esponevano
matriosche, scatoline laccate, quadri ed acquerelli mentre le
inconfondibili babuske esibivano scialli fatti a mano, funghi essiccati e
frutti di bosco. Mi fermavo spesso a parlare con loro, avevano sempre
qualcosa di interessante da raccontarmi, ognuna aveva una sua storia.
Temprate dagli eventi e dalle rigide temperature invernali, le babuske
sembravano non temere nulla.Anche il gelo invernale non le spaventava.
Con estrema dignità rimanevano al loro posto di vendita lungo le strade,
per l’impellente necessità di sbarcare il lunario. Alla comparsa dei
primi ghiacci, la vita si svolgeva come sempre: i moscoviti, debitamente
bardati con stivali e colbacco, si preparavano a vivere il rigido inverno
con disinvoltura. Le prime nevi ammantavano la città di mistero dando al
paesaggio circostante un’immagine fiabesca, fuori dal tempo e dallo
spazio. Le immense
distese innevate della periferia circondavano laghetti ghiacciati il cui
perimetro era tracciato da sottilissime betulle.Quando i
bambini pattinavano, tutti concentrati nelle loro evoluzioni, si poteva
udire il suono uniforme delle lame che solcavano il ghiaccio.Le signore,
incuranti delle fredde serate invernali, non rinunciavano al teatro e vi
si recavano con una borsetta di plastica della spesa con un paio di
scarpette da calzare. Il tagliente inverno moscovita non mi trovò
impreparata: avevo infatti messo in valigia un vecchissimo montone di mia
madre lungo fino ai piedi e scarponcini con il pelo. Il colbacco lo
acquistai sul posto. Il mio look abbastanza datato mi permetteva di
essere tranquillamente confusa con una di loro.
Sotto
la neve visitai.....chiese........

Chiesa della Madonna di Kasan
....monasteri
..........

Monastero
della Madonna del Don

Monastero
della Vergine
........musei,
gallerie d’arte e teatri.
La
Cattedrale del Cristo Salvatore, interessante non tanto per la sua
struttura architettonica, ma per la sua storia. Stalin la fece abbattere
per costruirvi una piscina. Fu poi ricostruita in occasione della
ricorrenza della fondazione di Mosca.La chiesa cattolica di San Luigi dei
Francesi, paradossalmente situata vicino al quartier generale del KGB,
gli uffici in cui Mitrokin rischiando la vita trafugò i primi documenti
che diedero poi vita all’archivio. Intorno a questa chiesa si svolsero
molti avvenimenti tragici e ancor oggi avvolti nel mistero, legati alla
vita dei cattolici in URSS. Conservo
un ricordo travolgente delle messe domenicali. Ciò che più mi
rattristava ed al contempo mi emozionava era la presenza di persone, per
lo più donne molto anziane, che tenevano per mano i nipotini. Era
evidente la mancanza di una generazione di fedeli: quella che visse la
sua gioventù durante il periodo sovietico. La
storia e la spiritualità del popolo russo mi hanno sempre profondamente
affascinato. Questa è la ragione per la quale persevererò nella mia
esplorazione "dell'anima russa" recandomi ancora a visitare le
regioni di questo sterminato paese. La prima tappa sarà la Siberia,
partendo da Ekaterinburg per giungere attraverso la transiberiana sino a
Vladivostok, passando per Kolyma e l'arcipelago delle isole Solovki.

Icona
della “Trinità” di Andrej Rublev, sec XV - Galleria Tetrjakov, Mosca
Il
mio scritto nasce da semplici ricordi di esperienze ed emozioni che per
chi come me nutre una grande passione per la Russia rimarranno impresse
indelebilmente nella memoria.
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