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info : Pamela

Sono appena tornata da una vera GRANDE avventura -la Groenlandia- che si è rivelata meno complessa del previsto grazie al tempo, che con noi è stato più che clemente. Ho visto spazi immensi, ho ascoltato i silenzi spaventosi, i lunghi ululati dei cani; ho camminato per ore facendo scivolare gli sci che producevano un rumore piacevole, sfiorando lo strato ghiacciato della banchisa. Ho visto luci intense e bagliori che bucano le nuvole come esplosioni, in un tramonto che sembra non giungere mai a queste latitudini ove il sole, già in piena notte, esce dall'orizzonte con violenza… 

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Ho incontrato la gente di due paesini, sorriso ai bambini e provato a comunicare con le poche ma utili parole, che mi ero fatta insegnare. Ho visitato l'ospedale di Ammassalik e partecipato ad una messa luterana, cercando di pronunciare nel canto lento e melodico le lunghe parole eschimesi. Ho apprezzato il cibo (balena, foca e pesce) fresco, ma non ho disprezzato il cibo da trekking (il famoso pranzo degli astronauti o la cosiddetta razione K).

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Perché questo viaggio? Le risposte sono plurime: la curiosità di una terra così diversa, che non sapevo immaginare; il desiderio di visitarla "prima che i ghiacci si sciogliessero"; "un test di soli 10 giorni" su me stessa. Per la prima volta, sono partita con alcune incertezze perchè non sapevo cosa aspettarmi; come il freddo (ero pronta ai 30 sotto zero)  avrebbe influito sul fisico e sulla stanchezza; non conoscevo né capacità, né carattere degli 11 componenti del gruppo e delle due guide che avremmo incontrato in Groenlandia. 

Credo che il modo migliore per conoscere le persone, i loro caratteri, i  valori in cui credono ed il loro "stile" di vita sia vivere insieme la route, trascorrere l'intera giornata condividendo lo sforzo per raggiungere la meta. Ho camminato con Angelo, Dario, Antonino e Rolando, Pasquale, Dino e Manuela, Mario, Enrico, Stefano e Gianni. Ho osservato con gioia  gesti ed attenzioni meravigliose, che erano donati ed accettati silenziosamente, ma mi sono anche riconosciuta in alcuni loro atteggiamenti meno belli… e, nel ripensare ai giorni appena trascorsi, ricopio una preghiera dell'amico don Giorgio, che anni fa camminava con me in montagna. Ogni parola mi ricorda la strada, le persone, gli sguardi e le attenzioni, talvolta dati e tante volte, in questo viaggio, ricevuti.

"Signore, insegnami la route, l'attenzione alle piccole cose, al passo di chi cammina con me per non fare più lungo il mio, alla parola ascoltata perché il dono non cada nel vuoto, agli occhi di chi mi sta vicino per indovinare la gioia e dividerla per indovinare la tristezza ed avvicinarmi in punta di piedi, per cercare insieme la nuova gioia.

Signore, insegnami la route, la strada su cui si cammina insieme, nella semplicità di essere quello che si è, nella gioia di avere ricevuto tanto."

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E nel percorrere la route: 

"l'occhio scruta il fascino delle alture,
sorride
per la corsa delle nubi in cielo,
indugia
beatamente su candide pianure, su sculture di ghiaccio azzurre,
vaga
per quell'immensa, silenziosa, lucente purezza incontaminata …
e, davanti all'oceano, versa una piccola lacrima
che cade al suolo come fiocco di neve"
(anonimo)

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Il cammino, per nulla monotono, era a volte percorso nella nebbia/neve

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 a volte in luci fantastiche 

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Poteva essere fatto in compagnia dei propri pensieri o chiacchierando con gli altri. Durante le lunghe giornate di marcia (8, 9 ore al dì) si percorrevano chilometri  in pianura tagliando in lungo o in largo i fiordi, o superando dislivelli per raggiungere il passo ed attraversare meravigliose catene.

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Le tappe erano segnate da alcuni punti di appoggio, a noi necessari, per non trascorrere all'aperto la notte. Ci siamo fermati nella casa di un pescatore, poi in una casa del paese di Tiniteqilaq, adibita durante il giorno a cucina, lavanderia e docce pubbliche ed affittata a noi per due notti. All'inizio ed alla fine del trekking siamo stati ospiti presso una casa/ostello chiamata "la Casa Rossa" in Tasiilaq (in groenlandese: "qualcosa che ricorda un lago") nel comune di Ammassalik ed una notte in tre bivacchi di legno colorato, che abbiamo meravigliosamente trovato non sommersi dalla neve! Ogni volta che si poteva abbiamo messo degli spaghetti in pentola per evitare il cibo liofilizzato, confermando la regola che gli italiani in cucina hanno sempre numerose risorse. C'è chi ha saputo -addirittura- cucinare il piatto tipico groenlandese!

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Raggiungere un paese significava arrivare, potersi cambiare, riposarsi ed incontrare gli occhi della gente ed i sorrisi dei bambini che spesso giocano sui tetti e ti rivolgono la parola o ripetono quella da te pronunciata. Significa anche prepararsi a ripartire, capire il valore del tempo e dell'attesa, per cogliere il momento giusto.

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I cani sono un momento essenziale nella vita di questa gente. E' frequente osservare in lontananza un punto scuro sulla banchisa: un pescatore in attesa della sua preda per ore e ore; o vedere "pulire" davanti a casa una foca, che sarà poi cibo consumato da uomini e cani.

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Una terra da incanto, che va comunque curata, rispettata e conservata: i rifiuti andrebbero distrutti e la gente non dovrebbe assolutamente ricevere dal continente lattine di birra perché qui l'alcolismo raggiunge livelli altissimi e mostra ai nostri occhi spettacoli pietosi. Due problemi ancora da risolvere nella meravigliosa Greenland, che mi ha offerto pure, in una notte fredda, tersa e stellata, anche un' indimenticabile aurora boreale.

Questo viaggio è riuscito ottimamente non solo per le capacità individuali  e del gruppo, ma anche grazie a coloro che, a casa, hanno collaborato nella ricerca dei materiali e che generosamente hanno imprestato, ai medici che mi hanno messo in condizioni di salute ottimali, agli amici e colleghi che hanno vissuto la preparazione ed atteso i racconti e le foto. E' stata per me un'esperienza senza precedenti, le cui sensazioni sono difficili da descrivere e che ha allargato i miei orizzonti!

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Percorso: 

Milano-Malpensa - Amsterdam, Reykjavik (Islanda) - Kulusuk - Tasilaq (Ammassalik) in elicottero. Da qui è iniziato il nostro giro con gli sci escursionistici, guidati da due guide tedesche ed accompagnati da tre slitte cariche di materiale e cibo, trainate dai cani e guidate da tre abili eschimesi, come da cartina. Il ritorno da Tasilaq/Ammassalik a Kulusuk in elicottero, alcune ore di attesa, che abbiamo sfruttato facendo un giro a piedi per ammirare i ghiacci incastrati nel mare gelato, per proseguire poi per Reykjavik e ritornare a Milano -via Parigi.

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