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1)
Il Gruppo
delle Grigne
Il
Gruppo è un complesso montuoso isolato, situato tra la Valsassina e il lago
di Lecco e il cui fronte
meridionale sovrasta Lecco con un bastione roccioso verticale (su cui è
stata tracciata la panoramica via
ferrata del Medale).
Un
lungo crinale, la Via Alta delle Grigne (attrezzata), collega le due cime,
la Grigna meridionale
(Grignetta) (m.2180) alla Grigna settentrionale (Grignone) (m. 2400).

L’escursione
si svolge sul lato orientale, con inizio nella media Valsassina e risalita
del versante sino alla cresta che conduce alla cima del
Grignone e al rifugio Brioschi (tel.
0341 910498).

Questo
rifugio, proprietà della Sezione di Milano del Club Alpino Italiano,
rimanendo miracolosamente aperto tutto
l’anno - salvo alcune chiusure giornaliere programmate - garantisce
sia un meritato ristoro che riparo in caso di condizioni ambientali
peggiorate improvvisamente.

La
richiesta al gestore di informazioni sulle condizioni della montagna prima
di avviare qualunque programma sul terzo tratto del percorso (vedere
avanti) è la conditio sine qua
non per evitare guai.
2)
A
proposito di guai
Quando
vado in montagna prima di avviarmi sul sentiero dedico venti secondi a
ricordare a me stesso :
“
La montagna ti offre spesso sensazioni insperate ma imprudenza,
impreparazione e disattenzione possono costarti troppo care in confronto a
quello che stai facendo.
Caso
o fortuna vogliono che alcune volte lei ti rinfreschi la memoria
afferrandoti per la collottola e
dandoti una robusta scrollata : ringraziala calorosamente e fai un doppio
nodo al fazzoletto”
Questa
autoraccomandazione è copyright-free : chi non ne ha una migliore mandi
a memoria questa, per favore.
3)
La scelta
del Grignone : perchè?
Innanzitutto
per la vicinanza e facilità di accesso per chi abita nel milanese, il che
permette di compiere l’escursione in giornata.
Poi
perchè il percorso può essere diviso in tre tratti di impegno e lunghezza
crescente, al termine dei quali si trova un rifugio o un punto di ristoro; la prima
parte può quindi essere affrontata
da chiunque cammini volentieri in montagna mentre per la seconda occorre
anche una discreta resistenza alla salita e discesa su neve con pendenza
moderata.
Il
tratto conclusivo richiede invece allenamento ed esperienza di escursionismo
di alta montagna oppure la compagnia di un amico o amica in possesso
della suddetta.
In
realtà i primi due tratti sono simili ad altri percorsi della zona, ad
esempio Moggio-Piani di Artavaggio, con una differenza : là siamo alla base della
perfetta, elegante ma meno impegnativa
piramide del Sodadura

qui
siamo sovrastati dall’ imponente muro e dalla lunga cresta del Grignone.

4)
I tre tratti
di salita
Un
accenno al periodo, al tempo e ai tempi innanzitutto.
L’escursione
completa è di massima consigliabile nelle prime settimane di febbraio,
con giornate più lunghe, temperature meno rigide e neve
compatta; la terna dicembre-febbraio è propizia ai primi due tratti.
Al
rifugio Pialeral si può arrivare anche se nevica, alla baita S. Luca con
tempo coperto mentre per il rifugio Brioschi le previsioni meteo regionali o
il barometro di casa, funzionante e tarato, devono assicurare alta
pressione.
Il
percorso sino alla baita ammette una rilassante elasticità dei tempi di
percorrenza, condizionati solitamente
dalla voglia di mettere le gambe sotto al tavolo; al Brioschi è
invece opportuno arrivare entro mezzogiorno, dopo circa cinque ore di
salita (soste comprese) con i seguenti
intermedi indicativi :
Pialeral : 1 ora / 1h30’
baita : 1h30’
cresta : 1h30’
Brioschi : 30’/ 1h
Il
punto di partenza dell’escursione si raggiunge risalendo la Valsassina da
Lecco e superando Ballabio di circa tre chilometri; sulla sinistra si
incontra un distributore di benzina e poco più
avanti l’imbocco di una strada in parte sterrata (segnavia n° 31) che si
percorre sino ad arrivare a uno spiazzo con chiesetta sulla destra e
mulattiera che sale sulla sinistra.Si parcheggia e ci si prepara, ignorando
per quanto è possibile la temperatura esterna.
1°
tratto - salita al rifugio Pialeral (m 1400)-dislivello 500m c.a
Abbigliamento
: deve assicurare una buona protezione contro il freddo della mattina
Attrezzatura
: scarponi anche leggeri ma con suola scolpita - bastoncini da sci
(preferibili quelli telescopici). I bastoncini, in discesa, sono
comodi in questo tratto, utili nel secondo e,
a mio parere, indispensabili nel terzo perchè aiutano a mantenere l’equilibrio
e a scaricare in parte le ginocchia.
Apro
una parentesi : una di quelle vecchie guide che qualche volta si ha la
fortuna di incontrare
nei rifugi e con cui chiacchierai un’intera sera,affermò, esibendo certo
involontariamente un’evidente e attivamente utilizzata dentiera,
“...i cittadini si preoccupano più dei denti (32) che delle
ginocchia (2), ragion per cui noi guide dobbiamo scontare questa
confusione riportando spesso a valle clienti
zoppicanti”.
Chiudo
la parentesi, lasciando ognuno responsabile del proprio apparato dentario,
ma devo riconoscere e segnalare che in particolare per il terzo tratto l’efficienza
delle ginocchia deve essere quantomeno buona, a scanso di rallentamenti
e sofferenze varie.
In
realtà più importante ancora è la testa che deve essere in grado in
alcuni casi di riuscire a escludere i sensori non essenziali senza ridurre il livello di
sicurezza.
Percorso
: si percorre la valletta sulla comoda mulattiera sino a quando si biforca
nettamente in due sentieri; si continua sul 31 e si risale il bosco che,
solitamente grigio e spoglio, approfitta di ogni abbondante nevicata
per sorprendere con qualche effimero effetto speciale.

Sbucati
all’inizio dell’ampio declivio del Pialeral il versante est è in primo
piano; si continua in salita per una larga ed evidente carreggiata e si
raggiunge in breve tempo il rifugio, ben segnalato dalla bandiera
issata (indice universale di rifugio aperto) (apertura invernale :
prefestivi e festivi).
Piatti
gustosi e tipici di rifugio. Buon appetito!
2°
tratto - Rifugio Pialeral-Comolli/Baita S.Luca (m 1800 c.a) dislivello 400 m
c.a
Abbigliamento
: simile al precedente
Attrezzatura
: obbligatori gli occhiali scuri evitando lenti di 2 cm di diametro o delle
dimensioni di un’oliva, inviti a nozze per un’oftalmia.
(trascrivo dallo Zingarelli : “Oftalmia
: malattia dell’occhio provocata da luce intensa, ricca di raggi
ultravioletti, con reazione
dolorosa intensa” ). Consigliati scarponi con buona impermeabilità e
ghette al ginocchio perchè nel pomeriggio sono possibili zone di neve
marcia.
Percorso
: panoramico e poco impegnativo su neve che continuando il tracciato
precedente si dirige con ampie curve alla base del brusco cambio di pendenza e
verso due piccole costruzioni di cui
una distrutta da una valanga, i Comolli, ai quali si è affiancato
recentemente il punto di ristoro Baita S.Luca (apertura invernale, senza
rischio valanghe : prefestivi e
festivi)
Ormai
prossimi alla baita il percorso del tratto che sale in cresta e, al suo
attacco, i resti di una recente slavina sono ben visibili.

Il
panorama si allarga verso est sulle cime della Valsassina e prime Orobie, a
sud sulla Via Alta e Grignetta.
3°
tratto - Baita S.Luca - Rifugio Brioschi (m 2400) dislivello 600 m c.a
Abbigliamento
: multistrato dalla cintola in su, da gestire oculatamente e tempestivamente
per evitare di finire lessati sul muro e successivamente surgelati in cresta
dal vento che risale dai nevai del versante settentrionale.
Attrezzatura
: obbligatori la picozza (da escursione, inutili la picozzine da ghiaccio) e
i ramponi sui quali conviene spendere tre righe : devono essere
perfettamente compatibili, misura e tipo di aggancio, con lo scarpone
perchè un rampone inadatto si sgancia o si sposta nel punto più scomodo
e/o meno sicuro quando è sottoposto a maggior sforzo. Per le
possibili conseguenze
rimando al punto 2)
Suggerisco
anche numerose e preventive applicazioni casalinghe così da mettere a punto una tecnica da pit-stop di aggancio corretto, a motivo del
sorprendentemente rapido raffreddarsi
delle dita delle mani.
Percorso
: verifica delle condizioni atmosferiche(assenza di nuvole basse). Mangiare (biscotti salati e frutta disidratata) e bere durante la sosta presso
la baita.
Si
cerca la traccia scalinata più evidente e si salgono i 450 metri di
dislivello con una pendenza media del
70%, pari a circa 35°.
Arrivati
sul crinale, con atmosfera limpida la vista è notevole : a sinistra i
tremila delle Orobie, alle spalle più lontani i Gruppi del Disgrazia e del
Bernina, a destra occhiate di lago e
all’orizzonte Rosa e Cervino, davanti i restanti 100 metri di dislivello
in cresta.

Con
buon innevamento la salita è facile, rimanendo nella traccia battuta e
opportunamente distanti a destra dalle
cornici di neve che fanno da gronda ai canaloni sottostanti.....

e
a sinistra dal pendio no-stop.
Se
il vento ha scoperto brevi tratti di roccia-vetrato l’attenzione alla
presa dei ramponi deve essere continua; la picozza è un ottimo ausilio per
ripulire il percorso e un utile punto di
appoggio.
In
cima la solita grossa croce.......

e,
venti metri più sotto e non visibile durante la salita, il rifugio
Brioschi.
La
vista vale le precedenti : verso nord il centrolago e il versante
settentrionale abbondantemente innevato, percorso da numerosi itinerari
estivi anche impegnativi; a sud la Via Alta e la Grignetta in primo piano,
più oltre la Brianza e la pianura padana sino agli Appennini (che in
inverno la micidiale miscela gas vari/polveri - da noi prodotta e
respirata - scherma quasi sempre).

In
presenza di nuvole basse e uniformi sulla pianura l’ immagine del mare che
la ricopriva circa cinquanta milioni di
anni fa è realistica e suggestiva. (Le foto che seguono sono state scattate
in autunno).

Siamo
arrivati: un minestrone o zuppa d’orzo, un bicchiere di vino rosso e un’ora
di riposo.
5)
La
discesa
Pensare
alla distanza che ci separa dall’auto, di lasciare il tiepido del rifugio,
di dover rimettere i ramponi equivale a un eclissi di sole che per fortuna
termina dopo alcuni minuti di discesa.
Ancora
cautela in cresta anche per non essere sbilanciati dalle frequenti raffiche
di vento, segnalate quando sbucano
dalle cornici dalla neve che trasportano, che aumentano d’intensità con l’avanzare
del pomeriggio

e
poi un lungo lavoro di gambe sino al Pialeral, dove quasi tutti si fermano
per lasciar raffreddare la ginocchia (una di quelle vecchie guide...) e
gratificarsi con una fetta di crostata ai frutti di bosco e un tazzone di
the.
In
un’ora si arriva all’auto e in poco più si è sotto la doccia.
6)
Per
concludere
Chi
porta a termine per la prima volta un’escursione di questo livello (non
più di medio) proprio sotto la doccia arriva di solito a una di queste due
conclusioni:
-
“Manco se mi pagano ripeterò una sfacchinata del genere”.
Io
suggerirei una prova d’appello di livello quasi-medio.
oppure:
-
“Ce l’ho fatta (con l’eventuale “senza scoppiare”), si potrebbe
tentare qualcos’altro” . I qualcos’altro sono ovviamente innumeri: un
suggerimento potrebbe essere il Breithorn estivo, un quattromila “facile”
dalla cui vetta, allungando il braccio, si tocca il Cervino e girandosi
sempre a braccio teso si sfiorano le cime del Rosa.
Mentre
sto scrivendo queste ultime righe sento sogghignare e fregarsi le mani il
mal di montagna, sempre in attesa di vittime ignare da devastare.
Ma
questa è un’altra storia
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