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Monza

Il sogno di una vita

info : Stefano

Lugo, casa mia, gennaio 1970

Dodicenne, leggo avidamente il primo numero di Autosprint che ho comprato (per i maturi appassionati come me, quello con la foto in copertina delle venticinque Ferrari 512 che la casa di Maranello dovette costruire per partecipare al Mondiale Marche).

La passione, cresciuta fin dalla prima infanzia, mi fa sognare di poter pilotare quei bolidi, non importa di quale categoria o formula, purché abbiano quattro ruote e che rombino!

La voglia di correre aumenta con il crescere dell’età ma la mancanza di mezzi e le vicissitudini della vita portano a coltivare la passionaccia solo da spettatore, potrei dire molto esperto, sempre attraverso la lettura ininterrotta del “settimanale da corsa” Autosprint (per un certo periodo anche di Rombo).

Coinvolgo tutti, amici, parenti e sopratutto la fidanzata/moglie che sopporta con pazienza i week-end di gare costellati anche di levataccie notturne per assistere alle gare in TV ed anche dure trasferte per vedere dal vivo non solo i Gran Premi di F.1 ma anche gare cosidette minori.

La soddisfazione più grande la raggiungo, quando, tramite conoscenze, riesco a vivere un paio di giornate, da clandestino senza alcun pass, dentro i box durante i test pre-campionato della F.1 ad Imola.

 

Lugo, casa mia, marzo 2007

Ritaglio da Autosprint, con dispiacere, perché li conservo tutti, l’ultimo bollino da incollare sulla scheda da inviare (anch’essa ritagliata a malincuore) per la partecipazione al concorso “Pilota per un giorno”.

Partecipo, non si sa mai...l’ho fatto anche l’anno scorso ma senza risultati!

 

Lugo, casa mia, sabato 5 maggio 2007 ore 17,30

Suona il cellulare:

«Stefano?»

« Si, chi parla?»

«Sono Rosario della Puresport, le dice qualcosa?»

«No, ma mi dica...»

Penso: ha il numero di cellulare ed il mio nome, quindi lasciamo che mi spieghi il motivo della telefonata...

«Il concorso di Autosprint!»

Barcollo, appoggiandomi al mobile della sala, il cuore che impazzisce...

«Sssi »

«Lei ha vinto, e ha vinto la Formula 1!!!»

Non riesco a pronunciare neanche una mezza sillaba, impallidisco...i ricordi vanno subito all’articolo di Autosprint che raccontava l’esperienza dei vincitori dello scorso anno...

«Pronto?...mi ha capito?»

«Ssssi...ma dove si farà e quando?»

«A Monza, il 31 maggio; Le chiedo conferma della sua e-mail, perché le invierò subito i documenti che dovrà farmi riavere firmati entro martedì, per l’accettazione del premio.»

Completamente nel pallone...frastornato...rispondo:

«Ma come faccio a farglieli avere per martedì? in Posta potrò spedirli solo lunedì!»

«Ma nooo...mi basta un fax o una mail!!»

«Ah...ok»

«Lei che è di Lugo conosce il Team Target di Cotignola che ci gestisce le F.3 e le F.Nissan?»

«No...cioè...forse...»

Rosario, capito che non riuscivo più a connettere, mi saluta cordialmente.

Da parte mia riesco a biascicare qualcosa come ringraziamento.

Così inizia la spasmodica attesa: prima dell’e-mail, arrivata solo a mezzogiorno del giorno dopo (cominciavo a pensare ad uno scherzo, ma mi rendevo conto che era impossibile), poi del numero di Autosprint, uscito il 15 maggio, che ufficializza il premio vinto.

Scannerizzo la pagina, la uso nel fondo del desktop del PC di casa e del lavoro e la invio a tutto il mondo conosciuto:  OH! Guiderò una FORMULA 1, e a MONZA!!!    MITICO...

 

 

 

 Tralascio le rispostacce che alludono a guasti patiti dal mio retrotreno (tanto per rimanere in argomento)!!!

Ovviamente vado alla ricerca di tutti gli articoli che parlano di quest’esperienza, assorbendo tutte le informazioni possibili sulle procedure e difficoltà nella guida.

Quel giorno devo prima guidare una Formula 3 e apprendo che la difficoltà più grossa è il cambio, con le marce ad innesti diretti, non sincronizzate ma, sopratutto, con la loro posizione rovesciata rispetto ad un cambio tradizionale.

Inizio a guidare le auto di casa e dell’azienda, magari lasciandole dove si può in un’unica marcia, facendo il gesto di cambiare come sulla F.3!!!

 

Monza, autodromo, 31 maggio 2007

Dopo una notte quasi insonne (mi ha ospitato la famiglia del mio capo a Ronco Briantino), entro in autodromo. Altre volte sono andato a Monza da spettatore, anche con la possibilità di entrare nel paddock ma, questa volta è diverso...

Parcheggio nel paddock ed entro nei box occupati dalla Puresport, mi presento e conosco Rosario, il titolare.

Una gentile ragazza, Elena, mi da il necessario per la vestizione: scarpe, tuta ecc.

Entro in uno spogliatoio dove incontro altri 7-8 piloti che si stanno vestendo. Sono euforico e chiedo:

«C’è qualche altro vincitore di Autosprint?»

Dobbiamo, infatti, essere in tre: Alfonso di Bari, Mario di Roma ed io.

I presenti si voltano tutti a guardarmi, incuriositi.

«No... è perché ho vinto la F.1 con Autosprint!!!»

«Che culoooo!!!»

La risposta all’unisono degli altri che, ho capito tardi, avrebbero provato le varie Formule a disposizione, pagando.

La tuta è un po’ corta, sopratutto di gambe ma non chiedo di cambiarla.

Subito dopo faccio la conoscenza degli altri vincitori.

Ambrogio Alfonso, farmacista di Bari, è arrivato con moglie, figli ecc.

Angelini Mario, tassista di Roma, è da solo.

S’instaura immediatamente un feeling ed una simpatia reciproca, con scambio di notizie sopratutto su com’è stata vissuta la notizia della vincita e l’attesa seguente.

Veniamo quindi radunati nel retro-box dove Mirko Venturi ed Andrea Rossetti, piloti veri, c’illustrano nel breefing le procedure d’avviamento e guida della F.3 con particolare riguardo alla frenata ed accelerazione, da fare sempre a ruote diritte.

 

 

Molta attenzione è data all’uso del cambio, da non sfruttare per rallentare, con pericolo del blocco del ponte posteriore e successivo inevitabile testa-coda, ma da utilizzare in contemporanea all’utilizzo dei freni, prima usati di colpo ed a fondo, poi modulati per l’inserimento in curva.

Si passa quindi all’indicazione delle cinque marce da usare: 1a solo per partire dal box, 2a nelle due chicane, la prima dopo il rettilineo d’arrivo e la Roggia, 3a nelle due curve di Lesmo, con breve passaggio in 4a tra una e l’altra, così come nella variante Ascari e nella Parabolica.

Altra raccomandazione sull’uso dei freni, da scaldare nei primi giri così come le gomme, slick, che hanno un campo d’utilizzo ottimale dai 90 °C in su. Al di sotto hanno la tenuta di una saponetta!!!

Rosario, dopo aver salutato i presenti, una ventina (ci sono anche un brasiliano di S.Paolo, un greco ed una ragazza russa venuti a fare, pagando, quello che ho vinto!!!), si raccomanda di non gareggiare tra noi, saremo infatti in pista contemporaneamente almeno in sei, perché l’obiettivo è di dimostrare di saper gestire la F.3 e quindi di dimostrare di essere mentalmente adatti per l’obiettivo finale, la F.1.

Si raccomanda di non fare danni anche perchè il giorno precedente è stata già incidentata una vettura e sono un po’ a corto di pezzi di ricambio.

Rosario avverte della presenza di lepri, sopratutto nella zona del Curvone (o curva Biassono o Curva Grande), raccomandandosi di non cercare di evitarle per non andarsi a schiantare da qualche parte.

Meglio investirle, rallentare, rientrare ai box per togliere il pelo rimasto ma sopratutto per il controllo dell’alettone anteriore la cui rottura potrebbe avere conseguenze molto, molto brutte.

Mi rendo conto ora dell’attenzione prestata durante il breefing, credo di poter ripetere, a distanza di tempo, quasi parola per parola quanto c’è stato spiegato!

Un po’ spaventati per le raccomandazioni ricevute veniamo subito imbarcati, a gruppetti, per un giro di pista su un monovolume della Puresort.

Mirko spinge forte e fa coricare lateralmente, con grande fischiamento di gomme, l’automezzo. Indica i birilli che sono stati posti prima delle curve, per segnalare il punto limite di staccata, quelli all’interno delle curve, per evitare tagli eccessivi sui cordoli, e quelli all’uscita delle curve che indicano la traiettoria giusta per l’accelerazione.

Appena rientrati, neanche il tempo di andare in bagno, consegna dei guanti e dei caschi poi subito dentro all’abitacolo della F.3.

Meno male che ho fatto diversi ECG, anche sotto sforzo, perchè l’emozione è forte ed il battito è acceleratissimo...

Nel frattempo è arrivato Giancarlo, il fotografo di Autosprint, che inizia ad immortalarci.

    

 

Dentro all’abitacolo non sto neanche tanto scomodo, osservo tutto, provo la posizione e la durezza dei pedali ma sono un può distratto dal ragazzo del team Target che mi allaccia le cinture, molto strette anche nelle parti più...intime!

 

Poi arriva il mio momento...

Il tecnico mi dice di commutare i due interruttori a sinistra del cruscotto, una per il contatto elettrico e l’altro per la pompa della benzina, aspetto il segnale convenuto che mi dà l’ok per spingere il pedale della frizione ed il pulsante dell’avviamento (collegano all’esterno una batteria portatile perchè quella a bordo è meglio usarla solo in caso di necessità in pista) ed il motore si mette subito in moto con un bel borbottio (per girare a Monza le macchine devono essere dotate di silenziatore).

Cerco la 1a, occorre tirare a sinistra per vincere la forza di una molla che serve per evitare di inserirla erroneamente così come la retromarcia che gli è davanti, non ci riesco ed allora la inserisce il tecnico facendo muovere appena le ruote.

Sembra tutto ok, il motore lo porto a 3000 giri costanti e rilascio piano la frizione, senza dare sgassate. Appena fatto qualche metro il cambio mi “sputa” fuori la marcia e nel tentativo di reinserirla il motore si spegne. Cavolo! Non volevo fare la figura di non riuscire a partire!

Rifaccio la procedura e questa volta riesco a partire.

Semaforo verde, all’uscita dei box accelero tenendomi a destra della linea bianca per poi, finita la linea, spostarmi a sinistra ed avvicinarmi al punto di staccata della prima chicane.

Cambio più volte, ma non riesco a capire pressoché niente. In qualche modo passo la prima curva e subito, in accelerazione nel Curvone, la pista è attraversata da una lepre che si ferma anche a guardare. Passo senza danni e continuo a fare confusione con il cambio. Non avendo un selettore occorre capire dove sono le marce e ci riesco dopo un paio di giri e diverse sfollate.

Commetto anche l’errore, preannunciato nel briefing, di fare un 3a – 2a invece di un 3a – 4a all’uscita della Parabolica perchè non ho contrastato l’accelerazione laterale a sinistra spostando la leva del cambio (dovevo spostare la leva verso destra ed invece l’ho inserita dritta).

Quando passo nel Curvone il pensiero va a Pasolini e Saarinen che in quel punto ci lasciarono drammaticamente nel 1973 durante una gara di motomondiale 250 cc.

Dal terzo giro comincio a prenderci la mano ed inizio veramente a tirare.

Improvvisamente, dopo il Serraglio, vedo negli specchietti, e garantisco che si vede veramente poco, una vettura blu che mi supera sulla sinistra.

Istintivamente mi sposto e subito vado a finire con le ruote di destra sull’erba, riesco a pensare che se la riprendo bruscamente rischio di girarmi, alzo l’acceleratore e mi riporto a centro pista.

In effetti, lo spostamento brusco a destra, l’ho capito nei giri successivi, è stato causato probabilmente dal fondo stradale sconnesso in quel punto dove l’auto deve essere corretta in continuazione per andare dritta, cosa che invece non succede negli altri rettilinei.

 

 

 

L’auto blu è una Formula Renault 2000, molto più veloce della F.3, di un pilota francese che ha poi girato per tutto il giorno, sorpassando un po’ allegramente da tutte le parti (considerando che siamo quasi tutti dei novellini anche se istruiti a non spostarci dalla nostra traiettoria in fase di superamento da parte di altri).

Veramente emozionante la staccata alla Roggia dove il guardrail di destra è molto molto vicino.

Da urlo l’uscita della variante Ascari, dove lascio scivolare l’auto verso destra superando anche il cordolo, in piena accelerazione (fanno così i buoni in F.1!!!).

La bandiera a scacchi sventola dopo il quarto giro e rientro ai box segnalando, come si dovrebbe fare, ma in F.1 non si vede più, con il braccio destro alzato.

Stacco gli interruttori della pompa della benzina e del contatto elettrico, abbasso la frizione e mi fermo nel punto indicato a motore spento. 

Mi slacciano le cinture ed esco, ma immediatamente Rosario ordina di rientrare in auto.

Si avvicina Mirko, collegato via radio con Andrea che spiega ad ogni pilota gli errori fatti in pista e dove migliorare.

Mi conferma che ho migliorato negli ultimi giri l’utilizzo del cambio, che la velocità è buona come la gradualità nell’accelerare. Devo frenare invece più tardi, più sotto i punti di staccata.

Riparto per gli ultimi 4 giri, vedo la solita lepre che stavolta corre sul prato a lato del Curvone, e tiro, tiro tutti i 7000 giri che il display indica come possibili, senza sbagliare una marcia e sicuramente frenando più tardi, anche oltre i punti segnalati.

Nonostante una bandiera gialla per uno che si è girato alla prima chicane, raggiungo quello che è partito prima di me (partiamo distanziati), ma prudentemente non lo attacco.

Sento però avvicinandomi all’altra vettura come cambia l’aerodinamica, sopratutto in frenata alla Roggia dove la sento nettamente più “leggera” davanti.

Lo lascio andare nelle due di Lesmo poi riprendo a tirare fino al rientro.

Con dispiacere esco dalla vettura perchè mi sono proprio divertito e penso che non l’ho trovata particolarmente scomoda e dura, sia nel volante che nel pedale del freno, come ci avevano avvertito.

Parte un altro gruppetto, con Alfonso che usa la “mia” vettura e a cui raccomando di trattarla bene. Scambio le opinioni ed emozioni con Mario, che ha girato assieme a me.

Molto onestamente mi confida che dopo i primi cinque giri gli hanno detto che era un po’ lento, proprio lui che fa il tassista a Roma!

Arriva anche il giornalista di Autosprint ed inizia ad intervistarci; che lavoro facciamo, da quanto seguiamo l’automobilismo ecc., quando chiede le mie impressioni riesco solo a dire “una figata...”. Ridiamo sonoramente.

Non potrà mai scriverlo sul giornale, ma lo delego a cambiare la frase a suo piacimento.

Rientra il secondo gruppo, mi avvicino ad Alfonso che appare decisamente pallido.

Dice di non sentirsi molto bene e, dopo la sua intervista, si apparta un po’ con la famiglia.

Evidentemente l’emozione gioca anche questi scherzi...

Prima dell’intervallo per il pranzo scende in pista un altro gruppo ma poco dopo suona la sirena della chiusura della pit-lane, segno che è successo qualcosa in pista.

Ci precipitiamo a guadare i monitor del circuito televisivo interno che usa la Puresport, posizionati sul muretto dei box: la ragazza russa ha sbagliato nella prima chicane ed ha sbattuto.

Poco dopo rientra il carro attrezzi con la vettura incidentata. Sospensione posteriore piegata e musetto rotto. Andrea spiega a Rosario la dinamica dell’incidente rivelando che la ragazza, forse distratta a guardare il cambio, accortasi di uscire di pista invece di frenare è andata a sbattere accelerando...lei è comunque illesa.

Durante il pranzo faccio conoscenza con Marcìo Quixada e sua moglie, brasiliani. Lui parla bene l’italiano, dice di averlo imparato leggendo Autosprint a cui è abbonato da otre 10 anni.

La passione, corre un po’ in go-kart, lo ha spinto a realizzare il suo sogno.

Ci scambiamo le impressioni, gli indirizzi e la promessa di rivederci, magari a San Paolo.

Subito dopo provo, non sono riuscito alla mattina, il simulatore di guida.

E’ realistico, per carità,  ma mancano gli scuotimenti della vettura, le forze laterali e longitudinali e la pressione dell’aria sul casco.

Chiedo ad Andrea come sono andato negli ultimi quattro giri con la F.3 (non l’hanno detto) e il suo commento è lusinghiero; migliorato in tutto!

Nuovo breafing per la Formula 1.

Rosario racconta l’incidente della ragazza russa, assumendosi la responsabilità di non aver avuto la forza di fermarla prima, in quanto evidentemente negata, lenta e pericolosa anche per gli altri.

Lei lo ha forzato a continuare, ha fatto il danno che pagherà, ma la F.1 non la prova!

Mirko spiega che tra le due auto la differenza maggiore non è nella velocità massima, 240 km/h la F.3 e 280-290 km/h la F.1, quanto il tempo che la seconda ci mette per arrivarci.

Avverte che sarà più veloce del pensiero e che dovremo essere concentratissimi, avendo tra le mani una vera e propria arma.

Nel caso ci si accorgesse di essere andati oltre le proprie capacità mentali, occorrerà avere l’umiltà di fare un passo indietro, rallentando, per godersi questa opportunità in tutta sicurezza.

Comunque, stessa tecnica di guida, differente la gestione del cambio, sequenziale con leve dietro al volante con sei marce a crescere a destra e a scalare a sinistra, da usare con solo il dito medio (le altre impegnate a tener ben saldo il volante).

Per facilitarci sono presenti tutti  tre i pedali, con la frizione che deve essere usata solo in partenza e con il freno da usare con il piede destro. Nelle F.1 attuali la frizione è al volante e la frenata viene fatta normalmente con il piede sinistro. Nel nostro caso, non abituati a farlo, sarebbe addirittura pericoloso in quanto non si ha la sensibilità necessaria.

Andrè, il leader del team francese che gestisce queste autovetture, spiega che il cambio non funziona in salita se non si raggiunge un adeguato numero di giri segnalato dall’accensione di almeno due lead posizionati nella parte superiore del volante (non si può quindi andare troppo piano) e che in scalata le marce non entrano se la vettura non è rallentata in modo adeguato.

L’auto è dotata di traction control, potrebbe essere quindi più facile gestire l’accelerazione ma è meglio se non entra in funzione (non lo dicono ma è per non danneggiare il motore).

Ultima raccomandazione quella di stare tranquilli nel primo giro per il solito problema di temperatura freni, questa volta in carbonio, e delle gomme scanalate.

Aspettando il mio turno parlo molto d’automobilismo con il fotografo Giancarlo che, colpito dalla mia competenza e passione, forse anche dalla mia nervosa parlantina, mi prende in simpatia e mi fa promettere, in quanto romagnolo con i motori nel sangue, di tirare molto di più di quello che non stanno facendo i primi scesi in pista.

Mi chiede poi di salutarlo nella prima chicane dove va a posizionarsi per le foto in pista.

Il tempo passa e noi vincitori siamo tenuti tra gli ultimi, facendoci crescere l’adrenalina anche perchè si è rannuvolato e le previsioni, consultatissime da me negli ultimi giorni, danno pioggia verso sera...e non sarebbe proprio il caso!

Le F.1 utilizzate sono una Benetton del 1999 ex Fisichella ed una Prost del 2001 con i colori della Renault di quest’anno, motorizzate con Ford Coswhort V8 3000 cc con 700 cv.

Nel box ci sono, inutilizzate, anche un Arrows del 1996 ex Damon Hill e un’altra Prost del 2001 con i colori della Renault 2007 ma motorizzata con un V10 Peugeot, con 720 cv.

 

 

 

La Benetton gira con regolarità, mentre la Prost rimane ferma una volta in circuito, con il cambio bloccato in una marcia, ed una seconda volta sempre per problemi di cambio, al box.

Marcìo Quixada completa i suoi tre giri con la Benetton ma rientrando ai box si dimentica di abbassare la frizione e la vettura si blocca di colpo. E’ comunque felicissimo e subito telefona a casa parlando con un bellissimo accento brasiliano.

Mario è il primo dei tre vincitori a salire, sulla Prost.

Tenta la partenza, ma l’auto si arresta con un forte rumore dalla trasmissione.

E’ allora avviato a spinta. Uscito dai box è sorpassato immediatamente da una F. Nissan che procede fortissima. Tre giri, è quanto ci spetta, e rientra.

Si lamenta con Andrè di avere avuto ancora problemi con il cambio, bloccato in 4a nel 2° giro sul traguardo e che non scalava in alcune curve.

Andrè non sembra molto convinto e, finalmente, mi chiama per entrare in auto, sempre la Prost. Entro nell’abitacolo piuttosto facilmente, infilando prima una spalla poi l’altra sotto la protezione ai lati. La posizione è più distesa rispetto alla F.3. Solito rituale d’allacciamento delle cinture mentre la F.Nissan rimane, per un errore di calcolo, a secco in pista.

Pit lane chiusa! Rimango una decina d’interminabili minuti nell’abitacolo, molto caldo, ma controllando la posizione dei pedali che sembrano proprio regolati per la mia altezza.

Memorizzo la posizione dove mettere il piede sinistro che, dopo l’uso della frizione in partenza, non dovrò più usare fino al rientro.

Le gomme anteriori sembrano enormi, sono quasi più alte del mio casco.

Sulla sinistra c’è un’etichetta metallica che indica: Prost Car telaio n°3 marzo 2001.

 

 

 

Il volante ha al centro un display digitale dove è indicata le marcia inserita, questo sempre per facilitarci, mentre non è presente alcun contagiri. Attorno al volante e nel cruscotto alcuni pulsanti da non toccare!  Semaforo verde.

Le pulsazioni sono a mille, ma sono lucidissimo...

Andrè si mette sopra al cockpit, controlla l’inserimento del volante, mi fa commutare l’interruttore del contatto elettrico sulla destra del cruscotto, poi mi dice di posizionare un piccolo numero che compare nel dispaly del volante sulla posizione 7 (7000 giri?) agendo sul pedale del gas. La cosa non è facile perchè il pedale ha una corsa molto limitata ed il numero passa da 5 a 12 a 4 a 9 poi finalmente a 7! A quel punto mi da un colpetto sulla coscia sinistra: giù la frizione!

 

   

 

Con la mano destra che ruota, indice in alto (gesto che sognavo di fare da tutta la vita), indico ai meccanici dietro che sono pronto per l’accensione, che avviene con avviatore pneumatico esterno collegato direttamente all’albero motore. Il motore si avvia con un gran frastuono ed un regime di giri molto alto, credo i 7000 puntati prima. Andrè inserisce la 2a, i meccanici danno una spintarella per far girare le ruote e inizio a mollare piano la frizione, senza dare gas. Dopo una quindicina di metri, durante i quali rilascio progressivamente la frizione, la F.1 è avviata e dalla gioia, per essere partito regolarmente, agito il pugno sinistro...E vai...

Ora accelero, la vettura sobbalza molto ed esco dalla corsia dei box.

Per la prima volta durante la giornata mi chiedo chi me lo ha fatto fare!!!

3a – 4a - 5a sono già alla staccata della prima chicane, freno, scalo tre marce sterzo a destra e vedo Giancarlo. Lo saluto agitando la mano, raddrizzo lo sterzo ed inizio a tirare.

La solita lepre mi attraversa la pista...allora vuoi morire! Passo indenne e mentre sto staccando per fare la Roggia vengo superato a sinistra da una F.Nissan. Mi scoccia un po’, ma io devo scaldare freni e gomme, raffreddati dalla lunga sosta ai box.

Dopo il Serraglio, in piena accelerazione ed in rettilineo, la F.1 accentua l’instabilità già notata con la F.3. Mi spavento un po’ perchè mi parte verso sinistra ed ho il mio bel daffare per tenerla dritta. In staccata alla Ascari, sono in 6a, richiamo tre marce per farla in 3a ma il cambio me ne scala una in più. Accelero in mezzo alla variante e la vettura prende a sobbalzare molto forte, probabilmente entra in funzione il traction control.

Fino alla Parabolica tiro e la vettura non si scompone, in staccata ho il tempo di mandare un saluto a Jochen Rindt che morì nel 1970 in quel punto per un guasto meccanico che lo portò a schiantarsi nel guard rail di sinistra.

Nel rettilineo davanti ai box accelero completamente e la sensazione è veramente terrificante.

La velocità è spaventosa, così come le vibrazioni. La vista è annebbiata e non riesco quasi a distinguere i birilli indicanti il punto di frenata.

Stacco in anticipo e vedo di nuovo Giancarlo che mi fa segno di tirare.

Accidenti, penso, provaci tu se sei capace!

Il Curvone non dovrebbe essere difficile ma farlo forte con questa cosa qua diventa da pelo sullo stomaco.

Bellissima la staccata della Roggia dove con le enormi ruote anteriori sfioro il punto di corda delimitato dai birilli. Se non ci fossero si potrebbe tagliare sul cordolo ma va bene così.

Solito spavento dopo il Serraglio, la vettura si scompone come prima e stesso errore del cambio in staccata all’Ascari.

In uscita, più veloce del giro precedente, noto anche due spettatori seduti nella tributa a destra!

Di fronte ai box mi viene data la bandiera a scacchi e quindi dovrò rientrare al giro successivo.

Nei rettilinei recupero la posizione del corpo, che si insacca in avanti ed in basso nelle staccate.

La vettura cambia molto anche di assetto, alzando molto il muso in accelerazione e picchiandolo nelle frenate.

Tutto avviene troppo in fretta e, dopo il solito problema al cambio all’Ascari, infilo la corsia dei box. Scalo fino in seconda, abbasso la frizione, stacco il contatto elettrico e lascio scorrere l’auto, già spenta, fino al punto indicato.

E’ finita.

Sudato, tremante, esco dall’abitacolo non prima di aver riferito ad Andrè delle bizze del cambio all’Ascari.

Il giornalista dAutosprint viene a chiedermi le mie impressioni e di nuovo, volutamente, ripeto  “una figata...”. Riferisco, assieme a Mario, dei piccoli problemi avuti con il cambio e della terribile accelerazione, per entrambi la cosa più impressionante. La tenuta, l’inserimento in curva e la frenata non mi hanno colpito come l’accelerazione che ti spara in avanti come non riesci neanche lontanamente ad immaginare.

La durezza del pedale, hanno detto che servivano più di 75 kg di pressione nelle grosse frenate, non l’ho notata, troppo impegnato a rallentare.

Credo che per apprezzare queste cose sarebbero stati necessari più giri e confidenza con la vettura.

Il fotografo Giancarlo, rientrato dalla pista, si avvicina e mi dice:

«Sei un grande!!! Non hai mai girato in pista con un auto da corsa, al primo giro con una F.1 sei riuscito a vedermi ed a salutarmi in curva!!! Mitico!!!»

Mi schernisco, andavo ancora piano, ma la soddisfazione è grande!!!

Con dispiacere vado a cambiarmi e riconsegno tutto ad Elena.

Dopo che anche Alfonso, che sta meglio, ha completato il suo corso (ha fatto un giro in più e si è fermato in pista invece che ai box, con conseguente grossa incazzatura di Andrè) veniamo premiati con la consegna dei diplomi rilasciati per aver superato con successo il corso di pilotaggio di vetture monoposto di F.1! Un brindisi, un saluto ed un ringraziamento poi tutti in auto per il rientro a casa.

 

Prima dell’uscita di Vedano, dove c’è la porta carraia di ingresso dell’autodromo, mi attraversa la strada...uno scoiattolo.

 

Lugo, casa mia, venerdì 1 giugno 2007 ore 06.45

Mi sveglio, ma ho smaniato tutta notte guidando ancora la F.1, e mi chiedo se è vero quello che ho fatto! Ma il diploma è lì, sul comodino, a confermare che quello che appare ora come un breve sogno. Il sogno di una vita.

 

Stefano

 

P.s. Voglio ringraziare ancora il direttore di Autosprint, tutto il personale della Puresport, il fotografo Giancarlo e tutti quelli che hanno contribuito a questa meravigliosa ed unica esperienza.

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